Anche il poverissimo Botswana punta sul fracking

di Erika Facciolla del 3 dicembre 2013

Si riaccende il dibattito intorno al tanto discusso fracking con una notizia che desta preoccupazione tra ambientalisti ed ecologisti di tutto il Mondo:  il Governo del Botswana avrebbe infatti dato il via ad un folle piano che prevede una serie di concessioni ad aziende del settore petrolifero interessate a cercare l’oro nero nella zona protetta del Kalahari.

La scellerata decisione mette a serio rischio l’equilibrio di una delle regioni africane più vulnerabili – e per questo motivo protette – dell’emisfero africano australe, dove dimorano numerosi esemplari di leoni, tigri, elefanti e altre specie animali in via d’estinzione.

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L’aspetto più sconvolgente della vicenda, infatti, è che buona parte delle concessioni approvate dal Governo ricadano all’interno del Central Kahalari Game Reserve, il secondo parco naturale più importante ed esteso del nostro Pianeta.

Il disastro ambientale che si prospetta per queste terre minacciate dallo spettro del fracking, dunque, si fa sempre più minaccioso. Ciò che preoccupa maggiormente è il devastante impatto ambientale che le trivellazioni potrebbero causare, oltre all’ingentissimo sfruttamento idrico che verrebbe praticato a danno di un territorio già arido.

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Per denunciare e raccontare la vicenda delle terre africane minacciate dal fracking e dai sinistri intenti delle multinazionali petrolifere, Alliance Heart ha realizzato un docu-film (The High Cost of Cheap Gas) che denuncia le speculazioni e i rischi legati alo sfruttamento delle risorse petrolifere e idriche del continente africano. Un ‘crimine contro il Pianeta’ – così lo hanno definito gli autori del documentario – appoggiato da governatori poco illuminati e alimentato dall’avidità di uomini senza scrupoli…

Guarda il video con il trailer:

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