Contro le alluvioni un’erba super-tech!

di Marco Guzzi del 27 maggio 2013

E’ possibile riuscire a trovare un sistema che possa ridurre il rischio di alluvioni? Una risposta arriva dall’Inghilterra, più precisamente da uno studio condotto dai ricercatori delle Università di Aberystwyth, Lancaster e Nottingham. Il risultato non è una complessa infrastruttura capace di far fluire in maniera controllata l’acqua ma molto più semplicemente una pianta, le cui radici presentano un’eccezionale capacità di assorbimento.

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Si tratta del ‘festulolium‘, un ibrido realizzato dall’incrocio di due graminacee molto comuni: la festuca dei prati e il loglio. Queste, sono presenti in tutto il territorio italiano, dal livello del mare fino a oltre i 1800 metri di altitudine.

L’idea di base era quella di realizzare una pianta caratterizzata da un rapido tasso di crescita e da un grande apparato radicale, caratteristiche entrambe presenti nelle graminacee. Dopo 2 anni di studi e sperimentazioni, i ricercatori hanno dimostrato che il festulolium riduce il deflusso dell’acqua dai prati con un’efficienza di circa il 50% maggiore rispetto alla sola festuca e al loglio.

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Ma i vantaggi non finiscono qui. Il festulolium, infatti, presenta anche un’alta qualità di foraggio, caratteristica molto utile per gli agricoltori. I ricercatori, quindi, sono convinti dell’altissimo potenziale di questa pianta che sarebbe in grado di prevenire le inondazioni, pur preservando quelle proprietà idonee alla produzione alimentare.

Si sa che in un mondo sempre più stravolto dai cambiamenti climatici, ricerche come questa hanno un’importanza vitale. Non sempre però è necessario creare un ibrido quando già esistono in natura specie che presentano le stesse caratteristiche. Un italiano, Marco Forti, fondatore di Vetiver Italia, è riuscito proprio a raggiungere questo obbiettivo.

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Alcuni anni fa,aderendo alla rete internazionale, scopre che il “vetiver”è una pianta erbacea ideale per contenere i terreni soggetti a dissesto idro-geologico e perfetto per combattere l’inquinamento di acque e suoli, diventando perfino carburante  per le centrali a biomasse.

Insomma, un’ottima scoperta verso un mondo che possa difendere la sua natura, e la sua sicurezza.

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