Data center mangia energia (e gasolio)

di Claudio Riccardi del 8 novembre 2012

Parliamo di Internet Economy, il settore produttivo più fiorente del momento, il settore produttivo che ha cambiato le nostre abitudini quotidiane e ampliato notevolmente le nostre capacità di interagire. Nell’ultimo ventennio sono comparsi sulla scena nuovi attori, Microsoft, Apple, Google, Amazon, Facebook, Oracle, aziende che commerciano in apparecchiature elettroniche, commerciano in “byte” che sono lontani anni luce dai metalli pesanti, dal petrolio e derivati che hanno invece scandito la storia economica del XX secolo.

Gli strumenti digitali sono meno ingombranti delle vecchie, pesanti e mastodontiche macchine industriali. In molti sostengono che siano anche decisamente meno inquinanti, posizione che ora viene però confutata da un’indagine realizzata dal New York Times in collaborazione con la società di consulenza McKinsey. Un anno di ricerche hanno portato la testata ad argomentare accuse decise nei confronti delle aziende impegnate nel settore informatico. Aziende che bruciano enormi quantità di energia per trasferire dati a milioni di utenti, circa 30 miliardi di watt di elettricità a livello mondiale, quanto l’energia prodotta da 30 centrali nucleari.

Numeri spaventosi che solo in una piccola percentuale, una quota variabile tra il 6 e il 12 per cento, vengono destinati ad alimentare la capacità di calcolo: il resto si disperde in varie altre strade. Citiamo il transito dei dati per strade informatiche lunghe e farraginose, un altro problema ancor più grave è rappresentato dai data center, volutamente sovradimensionati dai competitor per evitare cadute dei loro sistemi. Data center estremamente assetati di energia, e spesso alimentati da vecchi e inquinanti motori diesel. Un paradosso, nell’era 2.0.

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Un problema non certo nuovo, il primo allarme venne lanciato nel 2007 dall’Epa, l’Agenzia ambientale del governo Usa in un rapporto inviato al Congresso di Washington. Da allora molti progressi sono stati fatti. Google, Facebook e Apple sono forse quelle che si sono impegnate di più per l’ambiente e il risparmio energetico. Sforzi riconosciuti anche da alcuni luminari, che fanno notare come  le aziende digitali bruciano sì molto, ma non più dell’1,3 per cento dell’energia consumata a livello mondiale (rispetto al 25% dei trasporti).

In ogni caso, il New York Times ha avuto il merito di aver attirato l’attenzione del mondo sulla materia. Anche la sfera digitale ha riflessi negativi sugli equilibri dell’ambiente, e servono concrete politiche di investimento per ridurre al minimo questo genere di impatto.

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