Eco-condominio? Si, grazie!

di Claudio Riccardi del 15 luglio 2013

In un momento di crisi economica risparmiare sulla bolletta è uno dei metodi che molte famiglie cercano di attuare per far fronte alle spese quotidiane che aumentano. Se poi, si riesce anche a migliorare l’efficienza energetica del proprio alloggio senza dover mettere mano subito al portafoglio o comunque fare in modo che l’esborso venga subito ripagato, ecco che questo pare un’ottima prospettiva per le finanze malandate degli italiani.

Legambiente e altre associazioni ambientaliste dei consumatori propongono che si addotti un nuovo sistema di incentivi per la riqualificazione energetica degli alloggi condominiali, che farebbero da viatico per l’ottimizzazione dei consumi e, nel contempo, attirererebbero investimenti, generando migliaia di posti di lavoro.

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Sul suolo nazionale, dati alla mano, 24 milioni di italiani vivono in condomini, edifici spesso poco virtuosi, assetati di energia. Colpa soprattutto di progetti vetusti, impianti non più efficienti, sprechi legati a perdite e malfunzionamenti. Le stime di Istat e Cresme dicono inoltre che superano il milione gli edifici con più di cinque alloggi, e per chi ci abita ridurre la bolletta energetica è difficile con gli strumenti finora a disposizione.

Nel Regno Unito incentivi di questo tipo hanno permesso di creare una sorta di green deal perché sono stati realizzati molti interventi di riqualificazione energetica deglie difici a costo zero per le famiglie, perché interamente ripagati con il risparmio ottenuto dai consumi.

In Italia non tutto è da buttare, sia chiaro. Parliamo delle detrazioni al 55 e al 65%, che dal 2007 a oggi hanno finanziato oltre 1,6 milioni di interventi tra sostituzione di infissi, caldaie, pannelli solari termici, pompe di calore. Questi incentivi hanno riscosso un certo successo e da giugno 2013 sono state prorogate fino a dicembre.

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Tuttavia il loro meccanismo non permette risparmi reali perché partono da un presupposto:  i costi sostenuti vanno ad aumentare il reddito da detrarre  su 10 anni, e dunque si tratta di una nuova voce di spesa che grava oggi sui bilanci delle famiglie, provati dalla crisi, per essere poi recuperata in un lungo periodo.

Le ultime formule di “avvicinamento” ad un modello di risparmio energetico reale, i Titoli di Efficienza Energetica e il Conto Energia termico, si sono poi rivelati dei flop.

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E allora, cosa chiedere alla lampada di Aladino? Gli esperti suggeriscono di introdurre un nuovo capitolo al sistema dei ‘titoli eneregtici’, basato sui valori derivanti dalla certificazione energetica delle abitazioni prima e dopo l’intervento, un sistema che premierebbe la riqualificazione globale dell’edificio.

La realizzazione degli interventi migliorativi potrebbe essere demandata alle energy service company, in accordo con le imprese di costruzioni, quali garanti per il raggiungimento dei risultati.

Si stima che in un edificio condominiale di una media città italiana il rientro medio dell’esborso per la riqualificazione attraverso questo tipo di incentivi vari dal 31 al 36%, a cui va aggiunta la possibilità di caricare anche il contratto di gestione del riscaldamento condominiale. Tradotto: gli inquilini beneficerebbero, da subito, di una riduzione in bolletta e di una migliore efficienza termica.

Riduzioni consistenti che, a seconda dell’intervento e del contributo, arriverebbero a circa il 50% entro un massimo di 11 anni, per una cifra tra gli 800 e i 1.300 euro l’anno.

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E poi c’è il fronte lavoro. L’intervento su 200.000 alloggi all’anno (14.000 condomini circa) permetterebbe la creazione di 120.000 nuovi posti di lavoro per tutto il periodo 2014-2020 mettendo in moto investimenti per 3 miliardi di euro.

Ossigeno puro, per un settore disastrato e mai come oggi in difficoltà.

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