I Verdi italiani, questi sconosciuti!

di Luca Scialò del 13 febbraio 2013

Come ormai sapete, volenti o nolenti, i prossimi 24 e 25 febbraio ci saranno le elezioni politiche. Ci duole constatare, da portale che si occupa di tematiche ambientali, come tra le forze in campo sia inesistente un partito ecologista forte, che possa avere voce in capitolo in una futura agenda di Governo, e che non ci sia neppure spazio per l’ambiente nel programma dei vari partiti in lizza.

Una situazione ben diversa da altri Paesi europei o dagli Usa.

LI CONOSCI? La rinascita dei Verdi Europei

In Germania i Grünen sono da venticinque anni una realtà consolidata. Hanno numeri che ne fanno il terzo partito e sono entrati nel Governo centrale per due legislature. Sono oggi alla guida di un Land ricco come il Baden-Württemberg (in Germania i land sono l’equivalente delle nostre regioni ma con un governo più federalista) per anni roccaforte della destra, dove si concentrano le più grandi aziende automobilistico d’Europa.

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In Francia la lista Europe Écologie di Daniel Cohn-Bendit ha dato risultati elettorali a due cifre, tanto che nel 2009 alle Europee, risultarono il secondo partito dopo i socialisti a quota 16,3%, e oggi condividono vittorie e difficoltà con Hollande. Il loro programma è un misto di pragmatismo economico e spirito libertario. Sostengono infatti un modello di sviluppo eco-sostenibile che punta sulle rinnovabili ed elimini lo strapotere del nucleare.

In America, a parte le campagne di Al Gore, Obama dopo la prima elezione ha chiamato a Washington un dream team di ricercatori ed esperti in studi ambientali di chiara fama. Essendo stato criticato fortemente per la sua mancanza di azioni e per il silenzio in materia di cambiamento climatico durante il suo primo mandato, sta cercando di rimediare con una nuova agenda che affronti le questioni ambientali in modo chiaro.

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E in Italia? Il partito ecologista ce lo abbiamo da vent’anni. Nati nel 1983 i Verdi sono ‘saliti alla ribalta’ nel 1987, grazie anche al disastro di Chernobyl, riuscendo a raccogliere 1 milione di voti (il 2,5%). Un altro importante risultao è sttao vincere i referendum antinucleari.

Dopo varie scissioni, tra cui la nascita dei Verdi Arcobaleno, i Verdi italiani sono caduti nel dimenticatoio. E’ infatti dal 1990 che non riescono più a esprimere un numero significativo in Parlamento, sebbene abbia avuto la chance di entrare due volte al Governo col centro-sinistra, nel ’96 e nel 2006, e ormai sono una specie ‘estinta’ (annegati nel Sinistra Arcobaleno e Sinistra e Libertà).

E oggi, nessun grande partito è in grado di esprimere una posizione precisa sulle grandi tematiche ambientali, che alla stragrande maggioranza dei cittadini interessano davvero perché riguarda tutti i campi della vita quotidiana e delle attività, dalle politiche industriali alla sicurezza sul lavoro, dalla salute al turismo.

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Rappresenta bene il caso italiano dei Verdi, l’assurdo della Campania, dove da un anno a questa parte i Verdi sono tornati in auge, battendosi per i lidi, il mare pulito, la raccolta dei rifiuti, le solite cose da ambientalisti insomma. Eppure hanno appoggiato i governi comunali e regionali guidati dal duo Bassolino-Iervolino, considerati tra i principali responsabili del disastro ambientale e amministrativo di Napoli e della Campania,.

Eppure i Verdi li hanno sostenuti fin dal 1993 come Sindaco di Napoli e tra il 2000 e il 2010 come Presidente della Regione Campania. Certo, il loro peso era bassissimo, con pochi seggi di diritto a legislatura. Ma il loro nome tra i partiti a sostegno della sua coalizione c’è, ed è ciò che conta. Hanno contribuito ai vari scempi politici, amministrativi e ambientali. Dieci anni di ‘non governo’ per la città partenopea, con problemi mai risolti e continuamente rimandati. Al punto che oggi si sono aggravati, con la città scivolata nel degrado e nello squallore.

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Alle prossime politiche si presenteranno assieme alla sinistra capeggiata dal PM in aspettativa Antonio Ingroia. Saranno dunque alleati, oltre che con la sua lista “Rivoluzione civile”, anche con la Lista arancione di De Magistris, Federazione della sinistra (che raccoglie Rifondazione e Comunisti italiani). Una mini-coalizione che, pur se raggiungerà la soglia prevista, gli regalerà a malapena qualche insignificante seggio in Parlamento. Come sempre.

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Eppure l’Italia – che patisce un pericolosissimo dissesto idrogeologico diffuso, un mare inquinato quasi su tutta la costa, la presenza di aziende inquinanti con scarsa inclinazione green, città con alti tassi di smog, una differenziata che manca in molti enti locali, e chi più ne ha ne metta – avrebbe bisogno di un partito ecologista forte e influente nelle coalizioni.

Anche nella prossima legislatura dovremo dunque sperare nelle tiratine d’orecchie dell’UE per vedere il Governo fare qualcosa per l’ambiente.