In Norvegia renne radioattive per colpa di Chernobyl

di Jessica Ingrami del 19 novembre 2014

Un’indagine ha rilevato che in Norvegia sono molte le renne radioattive con valori oltre la norma, e nel giro di due anni sono aumentate di cinque volte.

Sono passati 28 lunghi anni dal disastroso incidente nucleare di Chernobyl, in Ucraina; eppure le conseguenze non smettono di manifestarsi. Grazie al rapporto annuale State of the Environment, realizzato dalla Norwegian Radiation Protection Authority (NRPA), è possibile mappare i livelli di radioattività nelle renne norvegesi, così da tenere sotto controllo la qualità dell’ambiente.

I risultati che sono emersi dall’ultima indagine hanno allarmato gli studiosi: gli animali hanno mostrato di avere livelli di radioattività altissimi, come non si registravano da molto tempo. L’ultima misurazione risalente al 2012, infatti, aveva rilevato livelli di radiazioni pari a 1.500 bequerel/kg, mentre quest’anno ne sono stati rilevati ben 8 mila: nel giro di un biennio, quindi, la radioattività nelle renne è aumentata di almeno 5 volte.

Purtroppo, però, non si parla solo di renne radioattive, ma anche di pecore. Lo stesso studio è stato condotto anche su altri animali e i risultati sono stati ugualmente allarmanti: considerando che il livello di guardia per i consumatori di carne è fissato in 600 bequerel/kg, nelle misurazioni sono state raggiunte punte di 4.500.

renne-radioattive

I funghi hanno una straordinaria capacità di assorbimento delle radiazioni portando ad avere renne radioattive

Non è un fenomeno del tutto sconosciuto, però, e le sue cause possono essere facilmente ricondotte nell’eccezionale proliferazione dei funghi durante l’estate appena trascorsa: le renne li amano e ne mangiano a tonnellate, con l’unico inconveniente che i funghi hanno una straordinaria capacità di assorbimento delle radiazioni. Ed ecco ottenute le renne radioattive.

Il Cesio 137, elemento in parte utilizzato nella centrale nucleare di Chernobyl, ha un tempo di decadimento di 30 anni: dovrebbe, quindi, venire smaltito nel giro di un paio di anni. Ma, nel frattempo, il pianeta continua a soffrirne e tutti gli esseri viventi a subirne le conseguenze.

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