La carta dalla buccia di mele

di Elle del 14 aprile 2015

La legge di conservazione della massa di Lavoisier (‘Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma’) sembra aver trovato ancora una volta un utile campo di applicazione con Frumat.

Quest’azienda di Bolzano è infatti in grado di produrre carta e prodotti in similpelle a partire dallo scarto della buccia di mele. ‘Cartamela’ e ‘pellemela’ sono l’esito di cinque anni di esperimenti realizzati da questo laboratorio di analisi chimiche fondato da Hannes Parth.

La speciale carta dalla buccia di mele è interamente ecosostenibile e costituisce una notevole innovazione soprattutto se si pensa che l’Alto Adige fornisce circa il 10% della produzione mondiale di mele, consentendo così di riciclare gli scarti della lavorazione di questi frutti che non sono impiegati negli impianti di biogas o trattati come rifiuti speciali.

Carta dalla buccia di mela

Carta dalla buccia di mela… ma non solo! Perfino l’ecopelle.

Grazie all’impiego di residui industriali, Frumat ha potuto produrre carta assorbente, carta igienica, quaderni, sacchetti biodegradabili e scatole per il packaging; rispetto ai prodotti realizzati con la sola cellulosa del legno, la ‘cartamela’ si distingue per il fatto che non è patinata, presenta un colore avorio naturale con inserzioni che rivelano tracce del frutto.

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La nuova frontiera consiste nel mettere a punto la ‘pellemela’, una eco-pelle, ottenuta con il 30% di scarti di mele, da adoperare per rilegare agende ed accessori e come materiale per borse, calzatura e perfino rivestimenti di divani.

L’idea innovativa di sfruttare bucce e torsoli risultanti dalla lavorazione delle mele, dando loro una nuova destinazione, è valsa a questa piccola impresa alto-atesina il premio Best Practices Bioenergy, promosso da Cremona Fiere e Legambiente nel corso della fiera Bioenergy Italy dello scorso febbraio.

Sembra che la commercializzazione di questi articoli ecosostenibili stia incontrando un certo successo non solo entro i confini nazionali ma anche da parte di Paesi, come Francia, Germania, Svizzera e Austria tradizionalmente attenti e sensibili verso questo tipo di produzione.

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