Occhio alla Foca Monaca. In questo periodo la “primula rossa” del Mediterraneo viene avvistata, ma la documentazione spesso si ferma a scatti fotografici che non riescono ad immortalare bene il velocissimo mammifero, e nei giornali locali ci scappa sempre un articolo ottimista: la Foca Monaca è tornata. Avvistamenti che spesso si registrano un Sardegna o in altre regioni del Sud. Ma la Foca Monaca, di cui sono presenti alcune colonie in Mauritania, Marocco e Canarie sul lato Atlantico e in Turchia e in alcune isole greche nel Mare Nostrum, ha ormai perso la residenza in Italia, al limite prende veloce domicilio nelle nostre coste perché viaggia velocemente attraverso il Mediterraneo.
Una micro storia della Foca Monaca. Il simpatico, ma timido mammifero era ben presente nel nostro Paese fino agli anni cinquanta e sessanta. Ma tra caccia e turismo di massa ha abbandonato le nostre coste. Il paese simbolo dell’animale è Cala Gonone (frazione marina del comune di Dorgali sulla costa orientale della Sardegna) dove è possibile ricostruire la sua triste storia e il suo difficile rapporto con l’uomo. Che negli anni venti e trenta la cacciò. Lo testimoniano alcuni scatti fotografici dove si vedono uomini vestiti in sahariana che posano con fucile e la preda appesa. Safari africano in terra sarda da parte di ricchi facoltosi. Poi un breve filmato e alcune foto raccontano di un cucciolo di foca catturato e portato a Roma. La immergono nella Fontana di Trevi, diventa attrazione esotica e finisce allo zoo. Insomma, cronaca di una morte annunciata. L’esotismo piace a quel Italia ancora lontana da una coscienza ambientale. Si può notare in questo raro ma bel filmato del 1955 girato nelle Grotte del Bue Marino, a Cala Gonone, dove si può ammirare un cucciolo di foca e dove la didascalia parla di “Calagonone: gli animali artici prosperano sulle coste della Sardegna”. Insomma da vedere:
Tra le altre cause della fine della foca anche la caccia di pastori e pescatori locali. I primi parlano in un bel film del regista ceko Miroslav Novak (vedere la scheda e presentazione video su Docume.org) dove anziani pastori del Supramonte marino (purtroppo morti recentemente) parlano di quando per fame andavano a caccia della Foca.
Negli anni cinquanta si apre ai turisti la Grotta del Bue Marino (traduzione sarda del nome della foca) e in pratica il mammifero si trova uno scomodo coinquilino (nei mesi estivi). Ma la Foca continua a frequentare la grotta e la costa di Cala Gonone come testimoniano numerosi avvistamenti e foto. L’approccio è poco rivolto alla tutela come si può vedere dai titoli di questa trasmissione televisiva del 1969: Sulle orme degli animali africani – Safari in Sardegna, dove è possibile vedere alcuni esemplari della foca: link a video.
Quindi le grotte diventano turistiche, come si vede da questo video del 1955: ma le grotte resistono fino agli anni settanta. Poi piano piano gli avvistamenti di diradano e la foca prende il largo. Negli anni novanta, in mezzo c’è la lotta per il Parco Nazionale del Golfo di Orosei che non prenderà mai la luce, ma cresce la consapevolezza ambientale.
E si propongono anche dei progetti per il reinserimento della Foca in alcune spiagge. Un progetto complesso, costoso e che dovrebbe portare ad un blocco del traffico nella costa di Cala Gonone. Alla fine non se ne farà niente. La Foca Monaca finisce, immagini e schede informative, in un piccolo museo di Cala Gonone e nel 2010 nel Acquario dove ci sono schede che ne parlano. Altri avvistamenti nell’arcipelago Toscano e in altre parti d’Italia.
La primula rossa ogni tanto si fa vedere nel nostro mare. Ma velocissima e con esemplari unici. Foche erranti per il Mediterraneo che hanno perso ormai definitivamente la residenza nelle coste italiane. Ma con un po’ di fortuna e con i binocoli pronti, forse riuscirete a vederne qualche esemplare. Se proprio ne siete innamorati è più facile avvistarne in Turchia e in Grecia, come si può vedere da questo video:
Non mancano segnalazioni in Croazia in una riserva naturale, come si vede da questa bella puntata di TGRLeonardo:
Massima la protezione, anche se gli esperti negano vi sia un problema di rapporti con l’uomo. Basta – e non è difficile… – non sparargli. In ogni caso massimo rispetto per questo curioso abitante del Mediterraneo.











