Nuovo biocarburante dalle alghe presentato all’Università di Modena

di Luca Vivan del 26 ottobre 2014

Automobili, aerei, navi si muovono grazie a forme più o meno sofisticate di motori a scoppio, la cui energia deriva dai carburanti fossili ma negli ultimi decenni sono state fatte ricerche per creare delle alternative, come i motori elettrici anche se i problemi di autonomia delle batterie al litio non sono stati ancora risolti del tutto; così per fare fronte al costo ambientale ed economico sempre più alto del petrolio, si sono trovate soluzioni come il biocarburante dalle alghe, l’etanolo dalla canna da zucchero, e il biodiesel proveniente da mais ed olio di colza.

Queste soluzioni hanno però generato forti critiche, perché la creazione di carburante prevede l’impiego di grandi quantità di piante che sarebbero sottratta all’alimentazione umana. L’OXFAM, una confederazione di 17 ong, sostiene che per arrivare a delle quote di biodiesel in grado di incidere positivamente nell’economia dei trasporti si sottrarebbero milioni di ettari e di potenziali tonnellate di cibo da destinare a tutte le popolazioni affamate del Pianeta, specie in un momento di incertezza climatica come questa. La richiesta di biodiesel rischia inoltre di far aumentare i prezzi dei cereali di base come il mais a causa delle speculazioni, peggiorando il tenore di vita di larghi strati sociali ed in più, molti paesi tra cui l’Italia dovrebbero dipendere dalle importazioni di biocarburanti perché non possiedono vaste aree agricole da destinare unicamente a queste colture.

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La soluzione del biocarburante ad alghe però ha il vantaggio di utilizzare una vita vegetale estremamente abbondante sul Pianeta. Presenti in quasi tutte le masse d’acqua della Terra, dagli oceani allo stagno più piccolo, queste piante primordiali contengono una grande quantità di carboidrati fermentabili che possono essere impiegati per produrre etanolo.

Le alghe hanno la particolarità di poter essere coltivate in vasche senza per forza sottrarre terreni alle coltivazioni più tradizionali o possono essere raccolte laddove ve ne sono grandi concentrazioni, magari dannose per l’intero ecosistema acquatico. Negli ultimi anni sono stati compiuti diversi esperimenti per rendere le alghe una fonte conveniente e pulita di carburanti, anche in Italia.

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Da poco è stato presentato infatti all’Università di Modena il progetto Alagamoil, una miscela di metano e biodiesel ricavato dalle alghe che sembra poter abbattere a zero le emissioni di CO2 e il particolato. L’azienda modenese Teregroup ha di fatto creato dei motori dual-fuel che si alimentano con 50% di metano ricavato da cogeneratori e 50% di biodiesel da alghe coltivate in modo intensivo.

I risultati degli esperimenti dimostrano che con questa miscela è possibile eliminare i cosiddetti fumi neri (il particolato) e le emissioni di anidride carbonica, garantendo le stesse prestazioni e la stessa autonomia del diesel proveniente da idrocarburi. Nonostante i buoni risultati siamo ancora in una fase sperimentale del progetto che però ha suscitato il forte interesse di aziende e ricercatori.

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Questo progetto come quelli, numerosi, che vengono compiuti in molti Paesi, evidenziano comunque la volontà politica e imprenditoriale di superare l’attuale crisi energetica con soluzioni sempre più ecologiche. Quello che fino a pochi decenni fa era fantascienza, sta diventando sempre più viabile a fini commerciali, facendo ben sperare in una prossima felice fine della civiltà del petrolio.

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