Psicofarmaci scaricati in mare fanno diventare ansiosi i pesci. Sarà vero?

di Erika Facciolla del 1 giugno 2013

Forse non tutti sanno che una piccola parte dei farmaci utilizzati dall’uomo si disperde nelle acque del mare e dei fiumi attraverso gli scarichi fognari alterando la vita dei pesci che vi abitano. Secondo un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell’università svedese di Umea e pubblicato sull’autorevole rivista ‘Scienze’ la dispersione di farmaci ansiolitici, in particolare, altererebbe il comportamento della fauna marina rendendo i pesci più ansiosi,voraci e aggressivi.

La ricerca è basata sull’analisi del comportamento del pesce persico selvatico europeo che, sottoposto ad un blando trattamento di oxazepam (farmaco molto utilizzato per la cura dei disturbi del sonno e degli stati d’ansia), svilupperebbe un atteggiamento ‘anomalo’ e anti-sociale nei confronti dei suoi simili, tanto da spingerlo a cacciare in maniera impavida e solitaria.

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Un problema non di poco conto se si considera che alcune specie di pesci come il persico solitamente cacciano solo in gruppo, evitando di esporsi a rischi che compromettano la propria sopravvivenza.

La quantità di ansiolitici somministrata ai pesci per condurre l’esperimento sarebbe uguale a quella riscontrata nei mari della Svezia, il che dimostra ancora una volta che l’inquinamento ambientale prodotto dall’uomo – compreso quello da farmaci – altera significativamente la vita degli animali e del loro habitat naturale.

Se la ricerca fosse confermata da ulteriori riscontri scientifici, bisognerebbe pensare ad impianti di depurazione ancora più efficienti, in grado di filtrare i residui di talune sostanze per impedire che finiscano nei mari. Ma tra il dire e il fare…

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