Squali, la UE vota contro il finning

di Erika Facciolla del 26 novembre 2012

È durata sei anni la tenace lotta delle associazioni ambientaliste, supportate dalla solidarietà dei cittadini di tutta Europa, prima che la questione relativa alla caccia illegale e allo ‘spinnamento’ (in inglese finning) degli squali approdasse sui banchi degli europarlamentari per essere dibattuta e fermata giovedì 22 novembre 2012 con uno stop totale, netto e definitivo alla mattanza di questi animali.

Con 566 voto a favore e 47 contrari, il Parlamento Europeo ha dato il via-libera al regolamento ‘salva squali’ che annullerà tutte le deroghe previste al finninng e allo ‘spinnamento’ di questi animali. Annullerà anche le eccezioni al divieto europeo già approvato nel 2003, che permetteva di sbarcare i pesci giù lavorati e vivisezionati che di fatto rendevano impossibili gli accertamenti di eventuali irregolarità.

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La mobilitazione contro il cosiddetto ‘shark finning’ (che sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza degli squali nei mari e negli oceani del nostro Pianeta) ha raggiunto, dunque, il risultato più ambito: mettere la parola fine (o almeno tentare di farlo attraverso un codice condiviso) ad un massacro quotidiano perpetrato al solo scopo di alimentare il business della zuppa con ‘pinne di squalo’ che in Asia è considerata una vera e propria prelibatezza.

Un business che spinge bracconieri senza scrupoli ad avventurasi in mare per cacciare gli squali, prelevare loro le pinne (che poi vengono vendute sul mercato nero anche a 500 euro al kg) e rigettare le carcasse in acqua condannandoli ad una morta lenta e dolorosa. E per fortuna questa chance è stata colta al volo dai nostri rappresentati europei.

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L’appello è stato inviato all’UE dall’Associazione Internazionale Shark Alliance che solo in Italia riunisce associazioni come Legambiente, Marevivo, Tethys Research Institute, Stazione Zoologica Anton Dohrn, Fondazione Cetacea, Danishark Elasmobranch Research, GRIS, Verdeacqua, MedSharks, CTS e Slow Food.

Le specie per cui le associazioni richiedono maggior protezione sono lo spinarolo, smeriglio, longimano, squalo martello smerlato, squalo martello maggiore, squalo martello comune, squalo bruno e squalo grigio. Tutte sono particolarmente sensibili alla pesca eccessiva, poiché il loro ciclo di vita è molto lento e le femmine sono in grado di produrre solo pochissimi piccoli. Lo spinarolo, ad esempio, vive una gravidanza di quasi 2 anni mentre le femmine di smeriglio danno alla luce solo 4 piccoli per ogni parto.

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Oltre che disumana, la scomparsa degli squali è causa di gravi squilibri a danno di un ecosistema, come quello marino, tra i più complessi e vulnerabili tra quelli esistenti in natura, e il cui equilibrio è basato su una fitta e intricatissima rete di rapporti, proporzioni e relazioni a catena su cui è fondata la sopravvivenza di tutte le sue creature, dal più piccolo plancton alle gigantesche balene azzurre.

Gli squali rappresentano i predatori più importanti nella catena alimentare degli oceani ed il loro massiccio prelevamento (che secondo la Pew Foundation cresce a un ritmo di 100 milioni all’anno) ha ripercussioni gravissime sulla sopravvivenza di altre specie e sulla conservazione del loro habitat naturale.

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I gruppi aderenti a Shark Alliance sono intenzionati a portare avanti la loro lotta per promuovere il regolamento finale ‘pinne-attaccate’ e imporre lo sbarco a terra di squali interi, così oltre che assicurare ulteriori tutele a tutti i pesci cartilaginei.

Noi siamo con loro!

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