Teflon responsabile delle malattie cardiovascolari?

di Claudia Raganà del 15 novembre 2012

L’allarme fu lanciato già nel 2006 negli Stati Uniti, quando il teflon, materiale da anni utilizzato per rivestire la superficie interna delle padelle antiaderenti, venne etichettato come ‘probabile cancerogeno‘.

La sostanza incriminata, nello specifico, era l’acido perfluoroottanico (PFOA), utilizzato per produrre il teflon; come emerso dagli studi dell’epoca, un livello elevato di PFOA nel sangue, aumenta il rischio di sviluppare malattie della tiroide, fino a farlo raddoppiare nelle donne, più sensibili a questo genere di disfunzioni.

Non solo: la sospetta tossicità del PFOA sembrerebbe rappresentare una minaccia per la salute del cuore e lo vedrebbe coinvolto nel rischio di insorgenza di alcune malattie oncologiche, come il cancro al fegato, al pancreas e alla prostata; per queste ed altre ragioni di carattere ambientale, l’Agenzia Americana perl’Ambiente (EPA), ha deciso di bandire l’utilizzo del teflon dai processi di produzione entro il 2015.

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Oggi si torna ancora a parlare di tossicità del PFOA, dopo la pubblicazione di una nuova ricerca, svolta dalla West Virginia University, dalla quale emergerebbe una correlazione con l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari.

Infatti, all’interno del campione di individui esaminati, i soggetti che presentavano un’incidenza importante di malattie cardiovascolari, risultavano avere anche un alto tasso di PFOA nel sangue, indipendentementeda fattori caratteristici quale il sesso, l’etnia e le abitudini alimentari, gli stili di vita e la familiarità con alcune malattie.

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Secondo la ricerca, il 98% della popolazione statunitense avrebbe tracce importanti di PFOA nel sangue e non è difficile scoprirne le ragioni. Questa sostanza viene massivamente utilizzata fin dalla metà del secolo scorso per la realizzazione di moltissimi prodotti di uso quotidiano (tappezzerie, abbigliamento, conciatura delle pelli, cere per pavimenti, elementi elettrici…), rendendo quasi inevitabile il contatto con l’uomo. Tracce di PFOA sono state rilevate persino nei contenitori contenenti cibi per microonde (come il popcorn).

Tuttavia, ragionamo, se vogliamo trovare un capro espiatorio, di certo non possiamo identificarlo solo con la povera padella antiaderente, tanto che eliminarne l’utilizzo non ci terrà di certo al riparo da altri rischi, molti dei quali legati all’inquinamento.

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Ciò che è davvero importante è sapere ed informarsi, essendo consapevoli, laddove possibile, di cosa introduciamo in casa e nel nostro organismo ogni giorno e adottare delle semplici precauzioni che ci aiutino a ridurre i rischi (come ad esempio sostituire le padelle con i fondi rovinati o evitare di utilizzare cibi pronti, che possono essere dannosi per la salute a prescindere dal materiale di cui è composto il contenitore).

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