Turismo eco-sostenibile in Italia, un’occasione di sviluppo del territorio e della green economy

di Eryeffe del 20 febbraio 2013

La crisi globale che ha colpito le economie dei paesi occidentali potrebbe diventare il motore propulsore di nuovi modelli di sviluppo basati sui principi della ‘Green Economy’, considerata da molti la chiave di volta per uscire dall’empasse economica e rilanciare alcuni settori strategici a livello territoriale e sociale.

In Italia, ad esempio, il turismo potrebbe essere il primo comparto a giovare dei vantaggi indotti dalle nuove tecnologie e dei principi della sostenibilità ambientale, soprattutto se consideriamo che, per il nostro Paese, il settore rappresenta il 9,5% del PIL nazionale e crea occupazione per 2,5 milioni di persone.

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Tuttavia, c’è bisogno di interventi concreti ed in grado di rilanciare il comparto turistico a livello nazionale e internazionale per trasformarlo in una risorsa di sviluppo economico e occupazionale ancora più importante. In una politica economica basata su vecchi paradigmi e incagliata nel mare melmoso delle carenze infrastrutturali e della burocrazia farraginosa, il turismo eco-sostenibile potrebbe davvero rappresentare un’occasione di rilancio imperdibile e favorire una lenta, quando indispensabile, risoluzione delle problematiche ambientali che gravano sul settore: l’uso delle risorse idriche, la tutela della biodiversità terreste e marina, la riduzione dell’impatto ambientale.

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L’obiettivo, in buona sostanza, non deve essere quello di sviluppare una nuova ‘nicchia’ di turismo ma riconvertire l’intero reparto secondo i principi dell’eco-sostenibilità e dello sviluppo sostenibile per avviare un processo di crescita economica basato sulla green economy che andrebbe ad estendersi, inevitabilmente, ad altri settori.

In un’ottica di questo tipo, infatti, un paese come l’Italia si troverebbe a dover riprogettare e ripensare non solo la rete infrastrutturale ma avrebbe bisogno di implementare e sviluppare nuove tecnologie eco-compatibili attraverso politiche di gestione del territorio virtuose, sia a livello locale che nazionale.

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Gli interventi più urgenti riguardano nella fattispecie:
la gestione delle risorse idriche, compresi i sistemi di riutilizzo delle acqua reflue e il loro trattamento
la gestione sostenibile dei rifiuti
il risparmio energetico nell’edilizia
il sistema dei trasporti
l’eco-building
l’analisi sistematica dei prodotti nell’ambito della eco-progettazione

Studi recenti dimostrano che, attraverso opportuni strumenti di intervento e politiche di attuazione, l’incidenza che il settore turistico ha sulla produzione di ricchezza nazionale potrebbe aumentare di 8-10 punti percentuali, passando dal 10 al 18% del PIL, il ché significherebbe per prima cosa raddoppiare il numero dei posti di lavoro a disposizione.

Gli esperti individuano 4 principali aree di intervento e conseguenti azioni da perseguire:

  1. Implementazione delle certificazioni ambientali a livello territoriale
  2. Ampliamento dell’offerta turistica in termini geografici
  3. Valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche
  4. Destagionalizzazione dell’offerta turistica

Più facile a dirsi che a farsi, probabilmente, eppure il superamento di certi ostacoli che impediscono al nostro paese di guardare al futuro con serenità e promuovere una crescita economica sana e sostenibile, fondata sulla valorizzazione delle risorse naturali a disposizione, dovrebbe avere priorità assoluta nell’agenda politica di qualsiasi esecutivo.

Soprattutto adesso che è l’Europa a chiedercelo.

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