Religioni green: andare in pellegrinaggio ma… sostenibile

di Erika Facciolla del 3 dicembre 2011

Anche il turismo religioso diventa green e sposa una filosofia sempre più orientata al contenimento dell’impatto ambientale e alla tutela delle risorse naturali. È quanto emerge dalle ultime tendenze evidenziate dal Green Pilgrimage Network, la prima rete globale creata per la promozione dei pellegrinaggi sostenibili e presentata recentemente ad Assisi alla presenza di WWF Italia e dei rappresentanti di tutte le religioni per la celebrazione dell’iniziativa “Terra Sacra“.

Religioni green: andare in pellegrinaggio ma… sostenibile

Un fenomeno, quello del turismo religioso, che muove ogni anno oltre cento milioni di pellegrini e con un trend in continua crescita che ha sollecitato la creazione della prima Borsa Internazionale del Turismo Religioso che si tiene ogni anno a S.Giovanni Rotondo, uno dei luoghi-simbolo del turismo religioso in Italia.

Per avere un’idea dell’aumento vertiginoso di turisti nel nostro paese, basti pensare che sono state 800.000 le visite al santuario di Santa Maria delle Grazie (San Giovanni Rotondo) in occasione dell’ostensione delle spoglie di Padre Pio solo nrl ponte pasquale del 24 aprile 2008 (Fonte: Osservatorio Amadeus). Più che un fenomeno religioso, dunque, questo segmento turistico è diventato un colossale business che fa registrare ormai numeri da capogiro.

Dunque, è necessario approntare delle misure adeguate per far sì che il danno subito dall’ambiente sia meno pesante possibile, magari facendo leva proprio sulla sensibilità di questa particolare tipologia di turista, e cercando di trasformarlo in un vero e proprio eco-pellegrino moderno.

È anche per questo motivo che il Green Pilgrimage Network ha presentato, tra le altre iniziative, un piccolo vademecum con le regole fondamentali che l’eco-turista dovrebbe osservare per tutelare la salute dell’ambiente.
I sei “comandamenti” per il pellegrino green sono:

1 – Scegliere agenzie turistiche responsabili e modalità di viaggio che possano minimizzare l’impatto ambientale del viaggio (meglio il treno dell’aereo, meglio la bici del pullman, meglio a piedi che in auto) sfruttando anche la lunga tradizione dei pellegrinaggi a piedi lungo le bellissime vie che portano a Santiago de Compostela o lungo la via Francigena.

2 – Mangiare e bere prodotti sostenibili ed etici per tutta la durata del pellegrinaggio, in particolare evitando l’acqua in bottiglia e altri tipi di imballaggio.

3 – Ridurre al minimo i rifiuti e smaltire i rifiuti (tuoi e altrui) in modo corretto, per esempio facendo la raccolta differenziata. In particolare ridurre l’uso della plastica specialmente nei viaggi in luoghi d’importanza religiosa molto noti (Assisi, per dire, è assediata dalle bottigliette di plastica).

4 – Supportare i progetti locali per rendere più sostenibile la meta del pellegrinaggio, sia direttamente sia con donazioni.

5 – Diffondere i messaggi del pellegrinaggio “verde” lungo il percorso e una volta tornato a casa, proponendo l’uso di fonti energetiche alternative ai conventi ed agli istituti religiosi che offrono ospitalità.

6 –  Scegliere strutture eco-sostenibili: agriturismi, b&b e  hotel biologici o che abbiano minore emissione di CO2 possibile e siano a risparmio energetico.

Considerando le enormi masse di fedeli che il turismo religioso muove ogni anno, queste regole sembrano quanto mai ‘sacre’ per accelerare quel processo di sensibilizzazione rivolto a turisti ed enti promotori verso l’ambiente e la natura.

Alcuni esempi? L’ultimo Maha Kumbh Mela (il festival religioso che si svolge ogni anno in India) ha riunito oltre 60 milioni di credenti. Molti sono anche coloro che si recano alla Mecca (circa 2 milioni di musulmani all’anno) e crescono anno dopo anno anche i movimenti di turisti religiosi in Europa.

Oltre alle notevoli emissioni di anidride carbonica generate dallo spostamento di queste masse, il turismo religioso pone seri problemi alla gestione delle risorse naturali e artificiali (come cibo ed energia), allo smaltimento dei rifiuti e alla creazione di infrastrutture adeguate all’accoglienza. Riflettere su queste criticità e mettere a fuoco i possibili strumenti per evitare che la preghiera non pesi sull’ambiente e non metta a rischio le biodiversità dei luoghi di culto, diventa dunque una priorità assoluta. Rivolgiamo dunque il nostro sguardo al cielo, ben attenti però che gli effetti negativi delle nostre preghiere non ricadano sulla terra.

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