Università di Brescia riesce a rendere inerte la cenere tossica degli inceneritori grazie alla silice

di Luca Scialò del 18 febbraio 2013

Rifiuti tossici trasformati in gioielli? Grazie alla chimica si può. Uno studio ha permesso di trovare un composto chiamato Cosmos, fatto con silice e cenere di scarto del carbone, in grado di rendere inerti i metalli pesanti delle ceneri tossiche, rendendole performanti e, in alcuni casi anche migliori delle materie prime tradizionali. E quindi utilizzabili all’interno di altri materiali come ad esempio il cemento, la plastica o il calcestruzzo.

L’invenzione è stata prodotta dall’Università di Brescia con un progetto triennale, concluso nel dicembre scorso, che non solo è stato pluripremiato dall’Unione Europea, ma che è riuscito a incassare altri tre anni di finanziamenti per le sue potenziali capacità di recupero di altri scarti del ciclo dei rifiuti. Occorre comunque dire che l’università ha già in partenza ricevuto un cofinanziamento dalla sua spin-off Csmt, dalla Contento Trade e dalla Tekniker.

Ma qual è la reazione chimica che permette tutto ciò? «Si tratta» – spiega Elza Bontempi, professoressa di chimica della facoltà di ingegneria e responsabile del progetto per l’ateneo bresciano – «di una reazione molto lenta che, per essere totalmente efficace richiede almeno due giorni di tempo».

E ancora, spiega la Bontempi: «La ricerca principale è stata cercare sostanze in grado di attivare le ceneri tossiche. Fino a trovare la formula perfetta in grado di renderle totalmente inerti».

In apertura parlavamo di gioielli. Essi sono fatti con ceramica e Cosmos e, mediante alcune iniziative, distribuiti anche gratuitamente per generare interesse a affezione nella gente. «Usare un materiale di scarto tossico per fare ciondoli», aggiunge Turano, «aiuta ad aumentare la sua accettazione sociale, eliminando i pregiudizi e le paure ingiustificate».

Insomma, un modo originale per riciclare un materiale che finirebbe in discarica ma anche per creare gadget e accessori per l’abbigliamento. Importante dunque che il progetto dell’Università di Brescia abbia avuto altri 3 anni di finanziamento.

C’è comunque ancora un ostacolo da superare, di natura economica: il prezzo elevato della silice. Un problema al momento risolto con il suo recupero da un altro rifiuto che ne è pieno: la cenere di scarto del riso. Nella ricerca, le invenzioni sono come le ciliegie: una chiama l’altra.

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