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Alberi, cattedrali naturali

Sapevate che 100 anni di vita umana corrispondono a 1.000 anni di vita per un albero? Forse il dato potrebbe non sembrare così significativo, ma se pensiamo a quanta storia, ricordi, eventi e leggende l’esistenza di un albero può racchiudere in sé, ci accorgiamo di quanto preziosa possa essere per la nostra civiltà la diffusione di una vera e propria ‘cultura arborea’ che ci spinga a preservare questi scrigni naturali della memoria.

Alberi, cattedrali naturali

Pensiamo al famosissimo pioppo che Anna Frank scorgeva dalla finestra del suo rifugio o alla mitica quercia della foresta di Sherwood tanto cara a Robin Hood, o ancora agli olivastri millenari di Luras, in Sardegna: gli alberi sono testimoni del nostro passato e custodi del nostro futuro.

LI CONOSCI? Quali sono i più antichi e storici alberi della Terra? E in Italia?

All’ombra di alcuni degli più antichi alberi sparsi sulla terra si sono evolute società, religioni e si sono consumate guerre e carestie.

Questi alberi, dunque, sono cattedrali naturali, monumenti che simboleggiano la storia del nostro Pianeta e che – suo malgrado – l’uomo ha smesso di proteggere e amare. Sì, perché oggi si preferisce costruire una nuova strada piuttosto che piantare un nuovo albero e nelle nostre città lo smog, le potature estreme e gli spazi asfittici non assicurano alle piante una vita media superiore agli 8 anni.

Da una parte, dunque, non si piantano più alberi e quelli messi a dimora non sopravvivono per molto tempo a causa dell’incuria; dall’altra non si tutelano adeguatamente gli alberi monumentali ancora esistenti e che solo ora ogni regione sta cercando di catalogare.

Eppure gli alberi sono in grado di resistere alle condizioni climatiche più estreme, adattandosi continuamente agli stravolgimenti ambientali di cui l’uomo è spesso artefice diretto o indiretto.

Ciò a cui le piante non sopravvivono è quella che gli arboricoltori chiamano ‘Sindrome da deficit di Natura’: un disturbo che colpisce indistintamente uomini, piante e animali, poiché indotto dall’eccesiva urbanizzazione dell’ambiente naturale.

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Gli alberi perdono la loro innata capacità di sopravvivere autonomamente nell’ambiente antropizzato e diventano ‘piante domestiche’, esattamente come i cani e i gatti in cattività, che per vivere hanno bisogno delle cure dell’uomo. E se queste cure non sono adeguate la vita dell’albero è destinata a finire in poco tempo.

Una nuova cultura dell’albero, dunque, è quanto mai urgente e necessaria. Ma non basterà elargire finanziamenti destinati alla cura e alla manutenzione degli alberi monumentali e di quelli più giovani o sviluppare nuove tecniche all’avanguardia per salvare gli esemplari a rischio; occorre che la nostra società torni a comprendere l’importanza e il valore di questi testimoni silenti della nostra esistenza.

Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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