Anche la Groenlandia si sta sciogliendo: il fenomeno filmato

di Luca Scialò del 23 settembre 2015

Fino a una decina di anni fa si pensava, con eccessivo ottimismo, che i ghiacciai della Groenlandia fossero esentati dallo scioglimento causato dai cambiamenti climatici, a causa delle loro grandi dimensioni. Come invece sta avvenendo altrove. Ma era una pia illusione. Anzi, un grave errore scientifico, giacché il ghiaccio della Groenlandia è attraversato da tutta una serie di canali e crepe sotterranee che fanno sì che una volta sciolta, l’acqua si infili nella roccia accelerando un’ulteriore liquefazione.

Un segnale tangibile di come la Groenlandia si sta sciogliendo è stata la recente perdita di un pezzo del Jakobshavn Glacier. È uno dei pezzi più grandi di ghiacciai mai scomparsi in un colpo solo: secondo la Nasa si tratta di circa dodici chilometri quadrati di superficie persa. Questo fenomeno si chiama dall’inglese calving (che rievoca un altro fenomeno di arretramento, come la calvizia).

Per altro, non è la prima volta che pezzi interi di ghiacciai si staccano e si sciolgono in Groenlandia, a causa delle alte temperature. Lo Jakobshavn Glacier nel 2012 ha perso diciassette chilometri, tre volte tanto il tasso di perdita nel 1990. E per capire la gravità di questo fenomeno, basta dire che tra Artico e Groenlandia c’è il 25% dell’acqua dell’intero pianeta. E il loro scioglimento potrebbe provocare in certe zone un innalzamento del livello dei mari  di venti metri, con conseguenze apocalittiche.

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Nel 2006, il fotografo James Balog, assieme a un gruppo di scienziati della terra, geologi, esploratori e climatologi, ha deciso di realizzare un documentario sui ghiacciai del mondo. Tra cui anche quello della Groenlandia, percependo prima di molti altri il fenomeno in corso.

Il docufilm si chiama Extreme Ice Survey ed è stato realizzando installando telecamere e fotocamere in Groenlandia, Islanda, Francia, Svizzera, Canada, Nepal, Antartica e negli Usa. Al fine di riprendere il fenomeno per un anno intero.

Hanno così registrato 8500 immagini, assemblandole in un libro e appunto nel documentario sopracitato. Quest’ultimo finito al cinema due anni fa. Scene suggestive certo, ma anche spaventose. Di seguito un estratto.

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