In California per la rottura dell’oleodotto petrolio in mare e sulla costa

di Luca Scialò del 5 giugno 2015

Dopo quasi due anni di siccità la California è di nuovo alle prese con un disastro ambientale, questa volta si tratta di petrolio in mare, nello stesso punto dove già avvenne nel 1969 un incidente analogo.

Un ennesimo disastro ambientale ha colpito la California, in particolare. una delle più belle spiagge di Santa Barbara, dove la fuoriuscita di petrolio in mare causata dalla rottura di un oleodotto sta distruggendo un’area di oltre 32 km di costa e si spinge fino a 8 km al largo della costa. L’azienda che gestisce l’oleodotto è sotto accusa: ha una storia di incidenti 3 volte superiore alla media nazionale.

Siamo in un’area tutelata dal parco statale di Refugio State Beach, habitat di numerosi uccelli marini, come i pellicani, e di due specie a rischio estinzione: il piviere nevoso e il fraticello americano. Lo scenario è quello di un film già visto: uccelli coperti di petrolio, spiagge sporche di catrame, lunghe scie nere in mare, come visto per il Golfo del Messico. Ci sono poi preoccupazioni anche per le balene che migrano attraversando questo tratto di mare.

Al momento arrivano volontari da tutta la California e anche da altri Stati per pulire dal catrame la zona di Refugio State Beach, a Goleta, dove sono stati sversati in mare ben 79.000 litri di petrolio (cifra che potrebbe aumentare).

Non ci sono solo ripercussioni ambientali, anche le attività locali di pesca e di raccolta dei molluschi sono a rischio, con grave danno alle economie locali, sia nel breve che nel lungo periodo. Proprio come avvenuto in Messico.

Purtroppo occorre dire che la costa di Santa Barbara non è nuova a questo tipo di disastri: a poche miglia dall’area di Refugio State Beach, nel 1969 avvenne il maggiore incidente di questo tipo della storia statunitense, secondo solo all’espolosione della causato dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel 2010 e all’affondamento della Exxon Valdez nel 1989. Ci vollero ben 10 giorni per riparare la falla, e nel frattempo si riversarono in mare milioni di litri di petrolio che uccisero delfini, elefanti marini, leoni marini e 3500 uccelli, oltre a danneggiare pesantemente la pesca e il turismo.

Come nel 1969, anche in queste ore ci si interroga sulla necessità di far correre un oleodotto in questo tratto della costa californiana, vicino a luoghi di grande ricchezza naturale. Le proteste 40 anni fa furono veementi – anche se vennero evidentemente ignorate, visto che l’impianto rimane – tuttavia il primo vero movimento ambientalista americano nacque proprio a da questo incidente, partì l’Hearth Day; e la presa di coscienza permise di promulgare una serie di leggi per la tutela del territorio nordamericano che fino ad allora non esistevano.

Le colpe dell’uomo sono notevoli, visto che le estrazioni avvengono vicino alle coste o in mezzo al mare. Non si tratta di incidenti ma della diretta conseguenza di misure di prevenzione e controllo insufficienti, adottate da compagnie petrolifere che mettono il loro interesse davanti a ogni rischio per l’ambiente e per la salute umana.

Nonostante questi incidenti che avvengono nel Mondo, anche in Italia il Governo Renzi vuole trivellare i nostri mari, nonostante sotto i fondali italiani siano state accertate risorse petrolifere irrisorie, equivalenti a 7-8 settimane di consumi nazionali.

In California per la rottura dell'oleodotto petrolio in mare e sulla costa

In California per la rottura dell’oleodotto petrolio in mare e sulla costa

Infatti, nelle ultime settimane sono stati autorizzati diversi progetti di estrazione di petrolio al largo delle coste abruzzesi, in un’area che nel 2001 era stata scelta per istituire di un parco nazionale, finora mai nato. Per il vantaggio di poche compagnie petrolifere si mette a rischio un bene collettivo, qual è il mare.

Speriamo che l’uomo si ravveda dinanzi a questi disastri ambientali. Anche in Italia.

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