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Cambiamento climatico e medicina tradizionale: che relazione c’è?

Come sappiamo, uno dei più importanti effetti che l’inquinamento comporta per il nostro Pianeta e per le creature che lo popolano (uomo compreso) è il cambiamento climatico, e con esso, la mutazione degli ecosistemi e degli ambienti naturali attorno ai quali si sono formate le conoscenze popolari di quella che ancora oggi è nota come medicina tradizionale.

Cambiamento climatico e medicina tradizionale: che relazione c’è?

Con questa definizione, si indica l’insieme delle conoscenze e delle pratiche fitoterapiche basate sull’uso delle piante a scopi curativi che nel corso dei secoli l’uomo è riuscito a sviluppare cementificando il suo rapporto simbiotico con la natura.

Specie nelle aree geografiche più remote e povere del mondo, la medicina tradizionale rappresenta l’unica speranza per milioni di persone e continua a fornire importantissime nozioni di base per la ricerca scientifica l’assistenza sanitaria rivolta all’80% della popolazione mondiale. E – purtroppo – la relazione tra cambiamento climatico e medicina tradizionale è problematica sotto diversi punti profili.

Illuminante a questo proposito un recente studio condotto dal dottor Haris Saslis-Lagoudakis, dell’ Australian National University School of Biology Research, ha evidenziato che gli effetti del cambiamento climatico globale rischiano di compromettere per sempre l’uso della medicina tradizionale presso le popolazioni sparse per il mondo che continuano a praticarla.

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Una minaccia che grava sul destino di un’inestimabile fonte di conoscenza, dunque, già duramente compromessa dalla globalizzazione che tende ad appiattire e omogenizzare le pratiche medicinali di differenti comunità di indigeni responsabili di trasmettere il loro sapere tradizionale di generazione in generazione. Molte specie di piante ed erbe officinali utilizzate da queste popolazioni per creare rimedi naturali alle malattie più diffuse, infatti, stanno gradualmente sparendo dai loro ambienti naturali per colpa dell’azione dell’uomo.

Lo studio ha analizzato 12 gruppi etnici del Nepal per verificare l’utilizzo delle piante in medicina nei diversi contesti geografici e ambientali. Le conclusioni non sono incoraggianti: a causa dei cambiamenti climatici in atto, i ricercatori hanno osservato una progressiva perdita di alcune specie di piante e un mutamento degli ecosistemi irreversibile che influenza negativamente la vita delle comunità locali e la preservazione delle loro conoscenze nell’ambito della medicina tradizionale.

Impedire la dispersione di questo sapere così prezioso è un compito arduo che l’uomo, artefice delle sue stesse disgrazie, deve cercare di portare a termine prima che sia davvero troppo tardi.

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Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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