Obiettivo ambientalista: far diventare almeno il 30% degli oceani parchi marini tutelati
L’obiettivo è ambizioso, ma l’impegno sembra essere più che mai concreto e condiviso: al World Park Congress – appuntamento internazionale di grande prestigio dedicato alla conservazione e alla gestione delle aree protette nel mondo – tenutosi lo scorso novembre a Sydney si erano dati appuntamento 6000 delegati provenienti da 168 paesi, 30 ministri e 5 capi di Stato per affrontare alcune delle tematiche ambientali più spinose e cercare possibili soluzioni a sostegno della tutela del territorio, degli oceani e della biodiversità.

Il congresso, infatti, rappresenta uno dei principali eventi sulla gestione e la conservazione delle aree protette del mondo più importanti e si svolge ogni 10 anni alla presenza dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste e dei paesi dove si trovano le 200.000 aree protette del pianeta che coprono il 14,6% delle terre emerse e 2,8% dei mari.
L’ultima edizione del congresso si era tenuto dieci anni fa a Durban, in Sud Africa, dove i membri della conferenza avevano sottoscritto un piano che portava al 17% del territorio e al 10% degli oceani l’obiettivo da centrare entro il 2020.
Obiettivi che l’incontro di Sydney ha ribadito e ampliato grazie all’approvazione di un’agenda globale sottoscritta da organizzazioni non governative e capi di Stato che annovera ben 100 impegni condivisi in materia di tutela ambientale e promette un netto incremento degli sforzi profusi per la conservazione e la valorizzazione delle aree protette.
Tra gli impegni più importanti spicca l’intenzione di portare al 30% entro il 2030 la superficie delle aree marine protette in tutto il Mondo che ridurrebbero drasticamente il costo del cambiamento climatico migliorando la resilienza degli ecosistemi marini e proteggendo le coste dagli effetti del surriscaldamento globale.
Far diventare almeno il 30% degli oceani parchi marini tutelati è già stata ribattezzata ‘la promessa di Sydney’ ed evidenzia, inoltre, il ruolo fondamentale delle popolazioni indigene nella conservazione della biodiversità e delle aree protette e privilegia – come recita il documento finale approvato dalla conferenza – “l’adozione di approcci che rispettino e conservino la natura, con benefici per la salute e la prosperità umana”.
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