Class action contro il governo olandese perché non fa nulla contro il cambiamento climatico

di Marco Grilli del 7 maggio 2015

Per la prima volta un governo europeo sarà portato in tribunale per non aver tutelato la salute della popolazione dalle conseguenze del cambiamento climatico. In rappresentanza di circa 900 cittadini, la Fondazione Urgenda, impegnata nel campo della sostenibilità, ha guidato la class-action contro il governo olandese.

L’Olanda è un Paese che, per le sue condizioni morfologiche (non a caso li chiamiamo Paesi Bassi), è esposto più di ogni altro ai rischi derivati dal global warming, quali l’innalzamento del livello dei mari.

Per chi non lo sapesse, la class-action è un’azione legale collettiva promossa da un gruppo di persone che hanno subito lo stesso danno da un unico soggetto. Molto diffusa nel mondo-anglosassone, si configura in genere come una forma di difesa dei consumatori dalle truffe, che svolge una notevole funzione deterrente e  presenta i vantaggi di condividere le spese legali e imbastire un unico processo.

In questo caso, cittadini di ogni estrazione sociale, tra cui imprenditori, insegnanti, artisti e perfino bambini rappresentati dai loro genitori, si sono attivati per chiedere al tribunale di: dichiarare che il governo olandese non ha agito in modo proficuo per la prevenzione del riscaldamento globale; obbligare lo stesso esecutivo ad adottare misure per rispettare l’obiettivo posto dall’Intergovernmental panel on climate change di ridurre le emissioni di gas serra tra il 25 e il 40% rispetto ai valori del 1990 entro il 2020 – il tutto per evitare l’aumento di 2° delle temperature medie globali che provocherebbe ulteriori effetti negativi – e infine di affermare senza remore che qualora si verificasse tale situazione, si prefigurerebbe una violazione dei diritti umani fondamentali nel mondo.

Si tratta quindi di un’azione legale collettiva di straordinaria importanza e originalità, perché per la prima volta nel Vecchio Continente si chiede ai giudici di mettere nero su bianco la responsabilità di un governo per il suo mancato impegno al fine della riduzione delle emissioni nocive, fino al punto di considerare i diritti umani come base legale per la tutela della cittadinanza dal riscaldamento globale.

Tutto è iniziato nel 2012, quando la Fondazione Urgenda inviò una lettera al Governo olandese chiedendo di intraprendere politiche adeguate per il taglio delle emissioni di gas serra, minacciando di adire le vie legali in caso di inadempienza. Quello che poi è effettivamente successo, dopo la ricerca del sostegno dei cittadini olandesi per una class-action che mira a fare scuola, invogliando altri Paesi a utilizzare gli stessi metodi per far valere le ragioni della lotta al cambiamento climatico.

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D’altronde, l’avvocato che conduce questo caso, Roger Cox, è l’autore di un libro che sostiene il ruolo fondamentale che può avere l’ordinamento giudiziario per affrontare la sfida del global warming. Secondo quanto sostenuto dallo stesso Cox in un’intervista rilasciata al Guardian,  la legge può modificare il corso delle cose, così come riuscì a fare nel corso degli anni ’50 negli Usa, quando un tribunale dichiarò incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole, imponendo un cambiamento epocale nella società americana.

In prima fila in questa class-action ritroviamo anche persone celebri, quali la moglie del compianto astronauta Wubbo Ockels, il primo olandese ad aver messo piede nello spazio, il dj Gregor Salto, già ambasciatore del WWF, il metereologo nazionale Reinier Van de Berg e il climatologo della Nasa James Hansen.

class action urgenda

Un’attivista della Fondazione Urgenda

In base agli obiettivi prefissati dall’Ipcc, l’Unione europea si è impegnata a tagliare del 40% le emissioni di gas serra entro il 2030. L’Olanda, finora, pare esser rimasta particolarmente indietro nel conseguimento di tale risultato, non avendo messo in campo politiche efficaci per la prevenzione del global warming. Il risentimento dei cittadini ha provocato questa class action, che qualora avesse successo potrebbe costituire un precedente importante a livello europeo e non solo.

Adesso non resta che aspettare il giudizio della Corte chiamata a pronunciarsi sul caso, per vedere se per la prima volta un governo europeo sarà dichiarato colpevole per il mancato impegno nella lotta al cambiamento climatico, configurato come violazione dei diritti umani fondamentali.

Chi oggi non fa nulla per risolvere un problema è responsabile di quanto succederà domani. Iniziare ad ammetterlo con una sentenza potrebbe produrre cambiamenti notevoli, poiché non c’è dubbio che la passività in tema di global warming oggi, si tradurrà in danni incalcolabili alla salute e all’ambiente domani.

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