Climate Change: le savane africane diventeranno foreste entro il 2100?

di Alessia del 24 Agosto 2012

Una ricerca condotta dall’Università Goethe di Francoforte e dal Centro di ricerca sulla biodiversità e il clima di Francoforte avanza l’ipotesi che entro il 2100 le savane africane potrebbero trasformarsi in foreste rigogliose.

Climate Change: le savane africane diventeranno foreste entro il 2100?

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, parla di un’azione positiva esercitata paradossalmente dall’accumulo di anidride carbonica nell’aria e nel suolo che avrebbe come diretta conseguenza un aumento del fogliame e della dimensione degli alberi. Ogni savana ha i suoi tempi e i suoi valori soglia di risposta alla CO2 per cui è possibile che assisteremo ad un cambiamento “a macchie” e non ad uno sviluppo uniforme.

Finora la maggioranza delle ricerche hanno dimostrato la scarsa reattività delle piante alla presenza di anidride carbonica, tuttavia la risposta sarebbe da rinvenire, secondo Steven Higgins, autore dello studio, nella scelta di concentrarsi su ecosistemi settentrionali e su piante commercialmente importanti.

Per il momento è stato condotto solo uno studio sperimentale sulle savane e si è visto come l’alta concentrazione di CO2 avrebbe portato gli alberi in situ a divenire “affamati” proprio della stessa CO2, manifestando un notevole aumento della loro crescita in proporzione all’aumento dell’anidride carbonica. Questi cambiamenti sono stati definiti “cambiamenti di regime catastrofici” e sono dovuti essenzialmente a piccole modifiche dei fattori che regolano il sistema. Queste a loro volta innescano il famoso “effetto farfalla” e producono cambiamenti su grandi ecosistemi, come starebbe avvenendo nella savana africana.

Quando la temperatura aumenta a causa di rapidi cambiamenti climatici, l’erba della savana si adatta e inizia a lottare per la sopravvivenza, attenuando la velocità del cambiamento e dimostrando come la vegetazione abbia dei ritmi lenti e graduali che non seguono di pari passo l’aumento delle temperature.

Questo sta già succedendo nel cuore dell’Africa meridionale e suggerisce una duplice chiave di lettura: da un lato ottimistica, perché con la gradualità si evitano grandi catastrofi sul breve termine, ma dall’altro lato preoccupante perché sulla scala temporale geologica i tempi inevitabilmente si accorciano e il campanellino d’allarme è già suonato.

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