Come produrre energia dalle maree: energia cinetica dalle onde, chi lo fa e come

di MaryPz del 21 febbraio 2011

Le energie presenti nel mare (quella delle correnti, delle onde, delle maree, delle correnti di marea e del gradiente termico tra superficie e fondali), possono essere tutte sfruttate. Il mare rappresenta dunque oggi, una delle più promettenti fonti di energia alternativa, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di centinaia di migliaia di abitazioni in tutto il mondo. I sistemi che permettono di catturare il moto del mare e quello dei fiumi sono in progressione ovunque ma è la Gran Bretagna il paese più avanti su questo versante, con sperimentazioni assai interessanti nel Mare del Nord, come possiamo leggere in un bell’articolo di Scienza News.

Come produrre energia dalle maree: energia cinetica dalle onde, chi lo fa e come

Impianti di questo tipo, però si trovano anche in Francia, in Norvegia, in Giappone, negli Stati Uniti e in Canada.
L’Unione Europea ha concluso uno studio che identifica circa 100 siti papabili ad essere utilizzati nella produzione di energia elettrica dalle correnti marine. In Italia è lo stretto di Messina il sito identificato tra i più promettenti, in quanto offre le condizioni ideali per la messa in opera dell’impianto, essendo l’unico posto con una velocità massima di sei nodi, pari a circa 11km/h.

Pensare che i primi test sperimentali furono fatti proprio in Italia nel periodo 1998-2003, quando un team di ingegneri napoletani sviluppò il primo sistema: la turbina marina Kobold, che fu installata nello Stretto. Dopo anni di studio ed esperimenti, il gruppo di ricerca ha fatto notevoli progressi tanto che ha realizzato un secondo progetto il sistema Sea Power, coperto da brevetto internazionale. Se ne legge anche su un bell’articolo di Wired Italia. Dunque è stata maturata negli anni una notevole esperienza e capacità di individuazione delle caratteristiche aerodinamiche e quindi delle prestazioni di turbine eoliche/marine ad asse orizzontale e ad asse verticale. Questo lavoro di ricerca ha portato negli anni allo sviluppo di software per l’analisi ed ottimizzazione delle pale e dei rotori, al disegno dei profili delle pale, e alla loro struttura. Prove sono state effettuate nella galleria del vento e nella vasca navale del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale dell’Università di Napoli Federico II, che collabora al progetto.
Il sistema è costituito da un corpo galleggiante, fissato al fondo marino, al quale sono collegati 4 “filari” (tubi orizzontali snodati e modulari) su ognuno dei quali sono montate 5 turbine ad asse orizzontale. Ogni filare è anche l’albero di trasmissione del moto e della potenza prodotta da tutte le turbine. L’energia prodotta verrà secondo il progetto immessa direttamente nel sistema elettrico del Paese attraverso un cavo sottomarino che collega le singole strutture galleggianti alla rete elettrica della terra ferma, se per l’elevata distanza del sito dalla costa, questa operazione non sia possibile gli ingegneri ipotizzano l’uso dell’energia per la produzione di idrogeno, che andrebbe poi trasportato a terra con le navi.

I bassi costi di realizzazione e di manutenzione dell’impianto fanno si che il progetto risulti molto vantaggioso e le strutture sono realizzate in acciaio ed in composito (vetroresina e/o carboresina), dunque molto resistenti, mentre le parti delicate vengono preservate dall’acqua. In più il sistema galleggiante può essere posizionato ovunque essendo modulare e avendo la possibilità di allungare o accorciare il filare diviene molto facile da gestire. Un impedimento però potrebbe essere la disponibilità di un ampio spazio in cui disporre l’intera struttura galleggiante in modo tale che si orienti autonomamente in direzione della corrente che cambia all’incirca ogni 6 ore. Il progetto, se portato avanti e sviluppato ulteriormente, potrebbe avere un enorme impatto ambientale, economico e occupazionale per il nostro Paese e soprattutto per il Sud.

Sempre poi all’Università di Napoli è stato sviluppato dal team coordinato dal Prof. Coiro dell’Università di Napoli “Federico II” (Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale)  il progetto  GEM: l’aquilone del mare, la turbina marina ad asse orizzontale che appare assolutamente interessante.

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