Amazzonia, il disastro ambientale che continua a bruciare il Brasile (e il mondo) quasi nel silenzio generale
Incendi record, siccità estreme, miniere illegali e foreste sempre più fragili: mentre l’attenzione globale si sposta altrove, l’Amazzonia rischia di avvicinarsi a un punto di non ritorno
L’Amazzonia non sta semplicemente ‘perdendo alberi’. Sta cambiando natura. E forse più rapidamente di quanto si pensasse solo pochi anni fa.

Negli ultimi anni il Brasile ha vissuto una delle crisi ambientali più gravi della sua storia recente: incendi giganteschi, siccità senza precedenti, degrado forestale, espansione delle miniere illegali e una pressione crescente legata ad agricoltura intensiva, allevamenti e infrastrutture. Eppure, fuori dai momenti di emergenza più spettacolari, se ne parla molto meno rispetto al passato.
Nel 2024 la foresta amazzonica brasiliana ha registrato incendi devastanti su scala record, con milioni di ettari andati in fumo e centinaia di milioni di tonnellate di CO₂ liberate nell’atmosfera. Secondo diversi studi e osservatori internazionali, vaste aree della foresta mostrano ormai segnali di degrado cronico, una condizione meno visibile della deforestazione ma altrettanto pericolosa perché riduce la capacità della foresta di rigenerarsi e assorbire carbonio.
E il problema non riguarda solo il Brasile. L’Amazzonia influenza il clima globale, le piogge del Sud America, la biodiversità mondiale e l’equilibrio stesso del sistema climatico terrestre. Alcuni climatologi parlano ormai apertamente del rischio di tipping point: il momento in cui una parte della foresta potrebbe trasformarsi irreversibilmente in savana secca.
Sommario
Un’emergenza che non è mai davvero finita
Negli ultimi anni il governo Lula è riuscito a rallentare parte della deforestazione rispetto al periodo Bolsonaro, grazie a controlli più severi e nuove operazioni contro il taglio illegale del legname. Reuters ha documentato maxi operazioni contro segherie clandestine e traffico illegale di legname in Amazzonia (Fonte: Brazil targets illegal logging in major Amazon raids, Reuters, 2025).
Ma gli esperti avvertono che questo non basta più.
Oggi il vero pericolo è anche il cosiddetto degrado forestale:
- incendi ripetuti
- siccità estreme
- estrazioni minerarie
- frammentazione della foresta
- stress climatico continuo
Secondo Associated Press, circa il 40% dell’Amazzonia mostra segni di degrado e vulnerabilità crescente. Questo significa che anche aree ancora apparentemente intatte stanno perdendo resilienza ecologica (Fonte: Despite gains combating deforestation in Brazil’s Amazon, forest degradation is a looming threat, 2025, AP).
Gli incendi del 2024 hanno lasciato cicatrici enormi
Il 2024 è stato uno degli anni peggiori mai registrati per gli incendi amazzonici. Uno studio citato da Euronews (Fonte: Amazzonia, è record di incendi: il 2024 l’anno più distruttivo da decenni, 2025)
parla di:
- 3,3 milioni di ettari bruciati
- circa 791 milioni di tonnellate di CO₂ emesse (Fonte: Copernicus.eu)
- la stagione degli incendi più distruttiva degli ultimi vent’anni
Secondo Global Forest Watch e University of Maryland, il Brasile è stato il Paese che ha perso più foresta tropicale primaria nel mondo nel 2024 (Fonte: Forest Monitoringl Design for Action).
La combinazione tra:
- cambiamento climatico
- fenomeno El Niño
- temperature record
- incendi dolosi
- espansione agricola
ha trasformato enormi aree in ecosistemi molto più secchi e vulnerabili.
La corsa all’oro che sta avvelenando la foresta
Un altro problema enorme è l’esplosione delle miniere illegali. Associated Press ha raccontato come il boom del prezzo dell’oro abbia alimentato una nuova corsa mineraria dentro territori protetti e aree indigene dell’Amazzonia brasiliana. Dal 2018:
- oltre 223.000 ettari di foresta sarebbero stati distrutti dall’attività mineraria
- circa l’80% delle attività sarebbe illegale
Le conseguenze non sono solo ambientali:
- contaminazione da mercurio nei fiumi
- pesci contaminati
- danni neurologici
- pressione sulle comunità indigene
- aumento della violenza criminale
Il rischio del “punto di non ritorno”
Molti climatologi ritengono che l’Amazzonia possa avvicinarsi a una soglia critica. Uno studio pubblicato nel 2026 da ricercatori collegati al Potsdam Institute e guidati da Johan Rockström Fonte: Quantifying the safe operating space for the Amazon rainforest under climate change and deforestation, Atmospheric and Ocean Physics, 2026) stima che:
- con circa 1,4° di riscaldamento globale
- e circa il 17% di deforestazione già raggiunta
Ed oltre un terzo della foresta amazzonica potrebbe essere vicino a superare soglie critiche di stabilità ecologica.
In pratica, meno foresta significa meno umidità, meno umidità significa meno pioggia, meno pioggia significa più incendi e più mortalità degli alberi. È un circolo vizioso potenzialmente devastante.
Eppure se ne parla molto meno
Nel 2019 le immagini degli incendi amazzonici fecero il giro del mondo. Oggi, nonostante dati ancora allarmanti, l’attenzione internazionale sembra più frammentata.
Eppure, il Brasile ospiterà la COP30 e la crisi climatica continua ad accelerare. Inoltre, l’Amazzonia perde resilienza e le popolazioni indigene restano tra le più esposte.
Molti esperti sostengono che il problema non sia solo questione di ‘salvare gli alberi’, ma evitare una destabilizzazione climatica globale che avrebbe effetti su piogge, agricoltura, biodiversità e temperature in tutto il pianeta.
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Ultimo aggiornamento il 11 Maggio 2026 da Rossella Vignoli
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