Mobili e altre applicazioni dalla fibra del fico d’India

di Erika Facciolla del 3 Febbraio 2014

Ha ereditato l’amore per la terra e la passione per l’agricoltura da suo nonno e fin da bambino, negli assolati campi salentini, sperimentava la coltivazione di pomodori e verdure in piccoli fazzoletti di terra delimitati da qualche paletto.

Mobili e altre applicazioni dalla fibra del fico d’India

Oggi Marcello Rossetti gestisce l’omonima azienda agricola di famiglia tra innovazione e tradizione e sperimenta un metodo davvero originale per utilizzare una delle piante più diffuse nel Mediterraneo: il fico d’India.

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Non il frutto o il fiore, come molti già fanno: ciò che Marcello Rossetti utilizza, o per meglio dire ‘ricicla’, è la fibra della pianta dalla quale riesce a ricavare oggetti di design e moduli d’arredo apprezzabili sia per robustezza che per resa estetica. Così, quella che all’inizio era una semplice passione, con gli anni è diventata un’attività artigianale dall’alto contenuto tecnologico, tanto da far guadagnare all’imprenditore pugliese uno dei prestigiosi Oscar agricoltura green 2013 con cui Coldiretti ha premiato anche quest’anno le aziende italiane e le idee più innovative del settore.

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Da uno scarto destinato alla discarica che per molti agricoltori rappresentava un problema ingombrante di cui liberarsi alla svelta, le foglie di fico d’India diventano preziosi materiali da lavorare e trasformare accuratamente, fino ad ottenere una fibra legnosa molto resistente e duttile dalla quale prendono vita oggetti in ‘sikalindi‘, la vera fibra di fico d’India.

fibra di fico dindia

All’interno della piccola azienda di Galatina (Lecce) dove vengono trasformate le pale appena potate e ancora verdi del fico d’India, il semilavorato prende vita sotto forma di materiale da rivestimento che viene poi impresso sulle sagome dei pezzi conservando la sua caratteristica porosità e ‘ruvidità’; questi poi vengono carteggiati e verniciati a mano, con grande cura e maestria, e una volta finiti i mobili vengono esposti nelle sale dell’omonimo show-room, il ‘sikalindi’, situato nel cuore di Lecce.

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Ogni oggetto rivestito in sikalindi conserva per sempre la propria ‘unicità’, conferitagli sia dalla lavorazione eseguita a mano, sia dalla peculiarità della fibra stessa. Il metodo di lavorazione brevettato dall’azienda di Rossetti, inoltre, è basato sul rispetto dei cicli di vita naturali delle piante, sul controllo dell’intera filiera, e sull’utilizzo di vernici e materiali ecologici che garantiscono, oltre ad un bassissimo impatto ecologico, anche l’inalterabilità della fibra nel tempo.

Curiosi di vedere qualche pezzo ‘sikalindi’ originale? Date un’occhiata al sito e scoprite come, da una fibra vegetale apparentemente uguale a tante altre destinata al macero, possono nascere oggetti destinati a durare nel tempo. Non è forse questa la vera essenza del concetto di eco-design?

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