Nel Po ancora tracce di pesticidi banditi da anni!

di Luca Scialò del 16 marzo 2017

Una storia emblematica: stiamo ancora pagando per l’uso di pesticidi di più di un quarto di secolo fa.

Benché siano stati banditi da anni, nel fiume Po sono ancora presenti alcuni pesticidi. Si pensi alla terbutilazina, nel 2014 risultata essere presente in oltre il 40% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e in quasi il 6% di quelli delle acque sotterranee. Stessa situazione per un altro Pesticida: il metabolita desetil-tebutilazina. Perfino l’atrazina, bandita da ormai 25 anni, viene ancora rilevata, sebbene in concentrazioni minime.

La concentrazione di un Pesticida nel Po, per essere quanto meno dimezzata, richiede almeno otto anni. Nel bacino del fiume, invece, l’atrazina non solo resta stabile, ma fa registrare anche livelli circa quattro volte superiori rispetto ai corsi d’acqua. Ciò in quanto nelle acque sotterranee non ci sono quei meccanismi di degradazione dei corsi, quindi i tempi di ricambio dell’acqua sono estremamente lenti.

A rilevare questa triste situazione delle acque del Po è l’Ispra, mediante un monitoraggio iniziato nel 2003, dal titolo “Sostenibilità ambientale dell’uso dei pesticidi – il Bacino del Po”. Lo studio rivela altresì come nelle acque del Po siano presenti anche miscele di sostanze diverse.

Anche se questi erbicidi sono banditi da anni – atrazina, simazina, alarlo – il loro smaltimento è lento. Più di quanto viene stimato quando vengono autorizzati. Per alcune sostanze considerate “estremamente preoccupanti” non c’è invece una soglia di sicurezza per la salute e per l’ambiente: si tratta delle sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione (Cmr), delle sostanze persistenti, bioaccumulabili e, infine, degli interferenti endocrini. L’atrazina, per esempio, è un interferente endocrino.

In conclusione, l’Ispra con questo studio pluridecennale vuole invitare a riflettere sul fatto che l’autorizzazione dei pesticidi non deve tenere conto solo dei limiti di legge, ma anche della capacità dell’ecosistema di smaltirli e di sopportare i fattori di stress antropici.

Il fatto che nel Po ci siano ancora sostanze proibite un quarto di secolo fa, dimostra come la Natura faccia fatica a smaltirle.

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