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Parigi non ama la differenziata, solo il 15% divide i rifiuti

Parigi, capitale della Francia certo, ma anche del romanticismo, della moda, dell’arte, dell’eleganza, ma non ama la differenziata.
Sotto la Tour Eiffel, infatti, la raccolta differenziata è pari solo al 15%, mentre il 12,7% dei materiali viene conferito in discarica, e il grosso dei rifiuti, il 67%, finisce negli inceneritori. Dove, udite udite, il 18% di esso è composto da plastica, che potrebbe perfettamente essere riciclata.

Purtroppo, come ben sappiamo, los ciovinismo d’Oltralpe porta i francesi a essere pure orgogliosi di questo triste primato, tanto da dichiarare che sebbene non sia il modello più eco-sostenibile, è comunque quello che si utilizza da oltre 100 anni! Così Aurore Médieu, la responsabile dell’Ordif (Observatoire Régional des Déchets d’île-de-France), spiega la scelta di Parigi per smaltire i suoi rifiuti.

L’Amministrazione parigina poi, cerca di giustificare il ricorso agli inceneritori come termovalorizzazione, indicando orgogliosa come la ‘misera’ percentuale del 15% dei rifiuti domestici sia la frazione riciclata, senza ricordare che unarea metropolitana come Milano ne ricicla oltre il 50%. Sempre la responsabile dell’Observatoire Régional des Déchets cita la quantità di immondizia cittadina bruciata nei tre impianti dell’area di Parigi, pari a 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre Milano nel 2014 ne totalizzava 282.000 tonnellate.
Contenti loro…

Cosa va nella differenziata? A Parigi in un anno si raccolgono complessivamente 2.548.107 tonnellate di rifiuti con una media pro-capite di 440 kg (quando a Milano nel 2013 era di 564 kg/procapite, dati Amsa). Il “porta a porta” è previsto per indifferenziati, vetro, carta, residui vegetali e materiali ingombranti, mentre i cassonetti stradali sono riservati solo a vetro, imballaggi e carta. In città sono presenti 45 centri di smistamento.

E i costi?
Il servizio costa in media 94 euro ad abitante per la raccolta e il trattamento della differenziata e 180-200 euro a tonnellata per la raccolta e il trattamento dei materiali indifferenziati. La tassa rifiuti, che finanzia il servizio, è pari in media a 121 euro l’anno per abitante. Non poco per un servizio che in effetti non c’è anche se è circa la metà del valore medio della TASI italiana (240 euro).

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Sembra però che il futuro di Parigi sarà più green, grazie alla nuova legge sulla transizione energetica che verrà votata a breve dal Governo, che punta su riuso e raccolta differenziata. Nell’ambito di questa legge, determinati territori avranno l’opportunità di chiedere di entrare a far parte del programma nazionale ‘Territori a Rifiuti Zero‘ per ridurre la quantità di rifiuti prodotti, attraverso l’economia circolare, puntando sui soggetti che si occupano della raccolta di rifiuti da imballaggio e sulla raccolta delle materie plastiche.

Questa notizia fa il paio con quella sullo smog che sta facendo sparire sempre più la Torre Eiffel e quella sui topi che stanno invadendo il parco antistante il Museo del Louvre. Sebbene i topi a Parigi non siano una novità, come in altre grandi capitali europee attraversate da fiumi, come Londra e Roma.

Insomma, sul versante dei rifiuti e del riciclo Parigi non svetta tra le città più avanzate…

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Published by
Luca Scialò

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