Siccità e scarsità ambientale: nel 2050 tutti vegetariani!

di Luca Scialò del 20 Settembre 2012

Nel 2050 in tanti al mondo si daranno a un’alimentazione vegetariana. Non tanto per scelta (o almeno non solo) ma soprattutto per necessità. La siccità da un lato e l’aumento costante della popolazione mondiale dall’altro, ha reso insostenibili i consumi alimentari, tant’è che già oggi 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite. Peraltro, nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo.

Siccità e scarsità ambientale: nel 2050 tutti vegetariani!

A dare questi dati catastrofici è il rapporto del professor Malik Falkenmark e dei suoi colleghi dello Stockholm International Water Institute. I quali ci suggeriscono di cambiare dieta alimentare. Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo.

Il problema di partenza è ovviamente legato all’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri.

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Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli.

Agli scettici dell’alimentazione vegetariana e agli amanti della “fiorentina” non resta che sperare che gli scienziati svedesi si sbagliano.

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