L’impatto della produzione di carne sulle risorse del pianeta

di Elle del 18 maggio 2011

Tra le minacce che il mondo moderno pone all’eco-sistema in cui vive, una proviene proprio dal tipo di alimentazione ormai imperante nella società occidentale: l’alto consumo di carne.

L’impatto della produzione di carne sulle risorse del pianeta

Quando si parla di sviluppo sostenibile, quindi, non ci si può esimere dal chiamare in causa la dieta delle società più opulente, ricca di questo alimento iper-proteico. La carne infatti è uno dei prodotti più dispendiosi, inefficienti ed inquinanti con un consumo molto elevato di risorse. In particolare lo è l’allevamento intensivo per incrementare la produttività e la redditività, per cui si ritrova un numero elevato di animali in uno spazio molto ristretto. Questo è un modo innaturale di allevare gli animali che ricorre ampiamente allo sfruttamento delle risorse ambientali in modo spesso indiscriminato.

Ci sono almeno sette motivi per considerare dannosa  la produzione di carne verso l’eco-sistema. Vediamoli di seguito:

Degrado del suolo

Sebbene sia un dato poco stimato, l’allevamento intensivo di animali è in gran parte responsabile dell’erosione del terreno, fenomeno che raggiunge il suo punto massimo di degradazione con la desertificazione dell’ambiente.

La degradazione del suolo può avvenire attraverso un sovrasfruttamento dei pascoli: il bestiame assesta il suolo con gli zoccoli ed estirpa la vegetazione – spesso fino alle radici – che trattiene il terreno, causandone l’erosione. Ma può avvenire anche attraverso l’allevamento intensivo, poichè la coltivazione di mangimi per il bestiame richiede vaste estensioni di terreno coltivabile.

Deforestazione

Uno degli esempi più significativi della dannosità della produzione massiva di carne per l’ambiente è fornita dall’attuale situazione della foresta Amazzonica, in cui l’88% del territorio disboscato è stato adibito a pascolo.

Solo il Brasile, secondo i dati forniti dal CIFOR- Centro per la Ricerca Forestale Internazionale e dell’INPE-Istituto per la Ricerca Spaziale del governo brasiliano, in soli 6 anni (tra il 1997 e il 2003) ha visto un aumento del 600% di esportazione di carne bovina, soprattutto verso i paesi europei.

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Inquinamento chimico

Anche l’inquinamento del suolo e delle acque si può ricondurre all’allevamento intensivo di bestiame e al massiccio sfruttamento del terreno per monocolture destinate a diventare mangimi per animali.

Ciò è avvenuto soprattutto negli ultimi 50 anni a causa del frequente ricorso a fertilizzanti chimici, di sintesi e pesticidi. Attenendosi alle statistiche della FAO, il 50% della produzione mondiale di cereali ed il 90% di quella di soia sono destinate al bestiame come mangimi.

Consumo energetico

La produzione di carne, soprattutto bovina, si basa su un sistema inefficiente: l’economista Frances Moore Lappé (“Diet for a Small Planet”, New York, Ballantine Books, 1982, pp.69-71) ha calcolato che in solo un anno negli USA sono stati prodotti 145 milioni di tonnellate di cereali e soia, dalla cui trasformazione sono stati ricavati solo 21 milioni di tonnellate di carne, latte e uova.

La sproporzione tra quantità impiegata e quantità finale ci permette di notare come ben 124 milioni di tonnellate di cibo siano andate sprecate , togliendo la possibilità a milioni di abitanti della Terra di ottenere un pasto completo al giorno.

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Consumo idrico

Il consumo di acqua per la produzione di cereali e foraggio per uso animale, insieme a quella necessaria all’abbeveraggio degli animali e alla pulizia delle stalle, è uno dei fattori di maggior consumo delle risorse idriche mondiali ed ha un profondo impatto sull’economia delle risorse del pianeta.
Il dato fornito da Water Footprint, sito web gestito dall’Università di Twente (Paesi Bassi) e dall’UNESCO-IHE Institute for Water Education, fa riflettere: per produrre un solo chilo di carne di manzo sono necessari 16 mila litri di acqua!

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Smaltimento delle deiezioni

Un’altra pesante conseguenza degli allevamenti intensivi è la difficoltà di smaltire le deiezioni del bestiame che, invece, in condizioni di allevamento tradizionali, rappresenterebbero una grande risorsa per il mantenimento della fertilità del terreno.

Negli allevamenti intensivi “senza terra”, attualmente i più diffusi nei paesi sviluppati, la quantità di deiezioni prodotte da una sola vacca da latte equivale a quella che produrrebbero 20-40 persone, anche per via dell’“ingrasso” a cui gli animali sono sottoposti. E’ evidente che, in queste proporzioni, gli escrementi non riescono ad essere assimilabili da parte del terreno. Così vanno a creare, laddove vengono smaltiti in modo “libero”, veri e propri disastri ambientali, a causa delle condizioni di insalubrità che diffondono nell’ambiente.

Riscaldamento globale e piogge acide

Ancora in riferimento alle deiezioni, si può dire che il bestiame produce direttamente gas-serra come sottoprodotto della digestione; in particolare nel caso dei bovini si tratta di un gas fortemente inquinante come il metano. Alcuni studi hanno rilevato che l’elevato contenuto di ammoniaca degli escrementi degli animali allevati possa essere alla base del fenomeno delle piogge acide.

Pertanto, se ci stanno a cuore le risorse del pianeta, risulta fondamentale una riflessione sui propri consumi alimentari per approdare ad una dieta più equilibrata in cui la carne sia limitata o addirittura  vietata. Perché l’attenzione all’ambiente passa anche attraverso il cambiamento del nostro stile di vita consumistico che è davvero poco eco-sostenibile.

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Michele giugno 15, 2012 alle 12:33 pm

Voi siete matti, vietare la carne?
Non scherziamo, diciamo piuttosto che siamo troppi e quindi ne mangiamo troppa..

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