Danno ambientale, che cos’è spiegato in parole semplici

di Claudia Raganà del 4 febbraio 2017

Di cosa si parla quando si parla di danno ambientale, spiegato in parole semplici.

Molti di noi sentono parlare di processi e inchieste per danno ambientale. Ma realmente sappiamo di cosa si tratta? Tuttogreen ha cercato di fare un poco di chiarezza.

Innanzittutto, che cos’è il cosiddetto Danno Ambientale?

Il Danno Ambientale secondo la legge

La Legge italiana lo disciplina attraverso il cosiddetto Codice Ambientale (D.Lgs 152/2006). Il danno ambientale è definito come segue: ‘si definisce Danno Ambientale, qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto e indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima’.

Come si accerta che vi è stato un danno? Quando le condizioni ambientali originarie peggiorano, secondo l’art. 302 del Codice, ossia ‘le condizioni al momento del danno, delle risorse naturali che sarebbero esistite se non si fosse verificato il danno ambientale, stimate sulla base delle migliori informazioni disponibili’.

Danno ambientale: chi lo definisce?

Chi si occupa di gestire, quantificare e risarcire per il danno? Il Codice Ambientale anche in questo caso fornisce un elenco di responsabilità ben definite ma ripartisce le competenze sulla prevenzione, il risarcimento e il ripristino ambientale, tra Ministero dell’Ambiente, enti locali, e le eventuali persone e società coinvolte.

Se il responsabile non si trova (e non è un’eventualità remota) oppure quest’ultimo non può sostenere le spese di ripristino, il Ministero dell’Ambiente deve provvedere lui stesso. Il Ministero avrà comunque diritto di rivalsa verso i responsabili, purchè vengano individuati entro 5 anni dal pagamento. Inoltre il Ministero può emettere sanzioni ed ingiunzioni in materia di danni ambientali – anche con effetto immediato  – che portino al ripristino ambientale.

Anche le Regioni e le Amministrazioni locali, come pure le associazioni ambientaliste e chi in qualche modo sia coinvolto anche da una possibile oltre che da un effettivo danno ambientale, possono richiedere l’intervento dello Stato e chiedere un risarcimento.

Danno ambientale: quali le pene?

E i responsabili come sono puniti? L’articolo 311 impone agli autori del danno di ripristinare la situazione e, se questo non è possibile, si passa al risarcimento della collettività, quindi deve poter essere individuata l’entità del danno stesso anche a livello economico.

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In questo ambito interviene la Direttiva europea 2004/35/CE che obbliga le autorità nazionali al ripristino dei danni, lasciando in secondo piano l’aspetto del risarcimento economico. Questa soluzione è spesso tralasciata dalle istituzioni italiane così da far avviare alla Commissione UE delle procedura di infrazione (2007/4679).

danno ambientale

Un caso di danno ambientale da manuale: il caso Costa Concordia

Per questo il Ministero dell’Ambiente ha invitato le aziende – ma per il momento non è obbligatorio – ad accantonare una certa somma che permettesse la copertura in caso di risarcimento di danni ambientali.

Ovviamente le aziende (soprattutto le potenziali inquinatrici, quindi le petrol-chimiche, farmaceutiche…) sono già obbligate per legge ad adottare opportune azioni di prevenzione. Si tratta di un insieme di misure di sicurezza e di controllo delle loro attività e, qualora capitasse, di riduzione degli effetti pericolosi del danno provocato.

Danni ambientali: in Italia valgono 50 miliardi

Interessanti i dati pubblicati sulla rivista ‘Nuova Energia’ e sul sito ufficiale di ECBA. Fotografano la dimensione ambientale, sociale ed economico-finanziaria del problema in una chiave del tutto inedita. Oltre a rispondere alla domanda ‘quanto ci costa inquinare’, lo studio individua i responsabili di questa ‘emorragia’.

Al primo posto, un po’ a sorpresa, si collocano le famiglie con 15,2 miliardi di euro di costi ambientali procurati dalla loro attività, pari al 31% della cifra totale. Al secondo posto troviamo le industrie con 12,9 miliardi, al terzo l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca (10,9 miliardi) e al quarto i servizi con 9,4 miliardi di euro.

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Il dito, dunque, è puntato su tutti noi prima ancora che sull’industria. Abitudini, usi e prassi che risentono di una scarsa coscienza ambientalista e una pigrizia congenita che fa degli italiani un popolo di spreconi. Certo, il rischio di inciampare in generalizzazioni troppo frettolose è alto, ma di fronte ai dati c’è poco da dubitare.

A ben guardare, infatti, si scopre che solo per muoverci con i mezzi di trasporto privati, le famiglie producono un danno ambientale pari a 7,8 miliardi di euro, che sommati ai 7,2 del riscaldamento domestico fanno 15 miliardi di euro all’anno. Appena sotto, ma comunque inferiore, è il costo connesso all’attività dell’industria manifatturiera che si ferma a 7,1 miliardi.

Andando ancor più nel dettaglio vediamo che meno elevati sono i costi esterni generati dei servizi di trasporto e della logistica (3,9 miliardi), quelli derivanti dal settore energetico e del gas (3,7 miliardi) e del commercio (3,1 miliardi).

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I  principali colpevoli dell’inquinamento e dei danni ad esso correlati sono, tanto per cambiare, i gas serra e agli altri inquinanti atmosferici, in particolare il particolato fine che da solo provoca 17,1 miliardi di euro, l’anidride carbonica (11,2 mld) e gli ossidi di azoto. Praticamente i tre fattori inquinati causa dei cambiamenti climatici e della maggior parte delle malattie respiratorie ad alto tasso di mortalità.

No alle generalizzazioni e ai giudizi affrettati, dunque, ma perseverare con comportamenti poco virtuosi e dimostrare reticenza di fronte all’adozione di uno stile di vita più sostenibile sembra che ci stia procurando, oltre al danno ambientale, anche la classica beffa…

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