Tutto l’eolico che vogliamo. Nuovi studi spingono il limite a 250 terawatt/anno

di Claudio Riccardi del 27 Ottobre 2012

Per molto tempo si è creduto che lo sfruttamento dell’energia prodotta dal vento fosse vincolato a limiti strutturali piuttosto stringenti. Sulla base dei dati raccolti finora, gli ingegneri hanno sempre temuto che troppe turbine avrebbero finito con lo sconvolgere la circolazione dei venti, con conseguenti danni per il clima e di fatto rendere nulla l’installazione di ulteriori generatori eolici.

Tutto l’eolico che vogliamo. Nuovi studi spingono il limite a 250 terawatt/anno

Ma a quanto pare la situazione reale non è così grigia ed il numero delle turbine ancora potenzialmente installabili è enorme. A sostenerlo sono le ultime 2 ricerche rese pubbliche nei giorni scorsi sulle principali riviste di settore.

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Da una parte abbiamo Mark Jacobson, docente di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Stanford, e Christina Archer, docente di Geografia e Oceanografia dell’Università del Delaware, che hanno effettuato delle prove utilizzando un particolare modello, chiamato Gator-Gcmom, per l’eolico marino.

Gli studiosi hanno infatti preso in considerazione una situazione di flusso di vento della durata di 5 anni ininterrotti, a 90 metri sul livello del mare  – che corrisponde all’altezza standard delle turbine offshore –  moltiplicato per 140.000 impianti capaci di generare 5 Mwatt di elettricità a varie distanze dalla costa.

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Le simulazioni hanno fornito riscontri significativi: se la Terra fosse tappezzata su tutta la sua superficie di pale, si garantirebbe ogni anno una produzione energetica di 250 terawatt, un quantitativo che rende quasi ‘minuscoli’ gli 11,5 terawatt di fabbisogno terrestre.

Ovvio, stiamo parlando di un limite non realistico, che non tiene conto di vincoli paesaggistici, legali e quant’altro. Ma anche restringendo il raggio d’azione a ‘sole’ (si fa per dire) 4 milioni di turbine da 5 MW, alte 100 metri, si garantirebbero rifornimenti annui per 7,5 terawatt, superando la quota del 50% di richiesta globale.

Se le stesse turbine fossero concentrate solo su terre disabitate e ventose – come i deserti del Gobi e del Sahara – la produzione raggiungerebbe facilmente gli 80 MW, mentre se fossero posizionate in quota, la terra potrebbe contare su ulteriori 380 terawatt. Il tutto senza particolari effetti collaterali per le correnti e gli equilibri metereologici.

Ancora più importanti sono i numeri proposti dal Livermore National Laboratory, protagonista del secondo studio. I ricercatori dello studio californiano sostengono che le pale eoliche  potrebbero fornire fino a 400 terawatt sfruttando i venti più bassi, e fino 1.800 terawatt ricorrendo a quelli in quota.

Accettabili le conseguenze sul clima, stimate in un aumento della temperatura di 0,1°C e in una diminuzione delle piogge dell’1%.

Un prezzo da pagare – riconosce il pool di scienziati del Livermore –  ma immensamente più basso di quello che paghiamo oggi per i combustibili fossili e gli impianti nucleari.

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