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Tutto quello che volevate sapere, e che non avete mai osato chiedere, su carne di pollo e pesce

Il modo in cui l’industria alimentare trasforma gli animali in cibo per gli umani, si sa, non è proprio ‘appetitoso’ e anche se le ragioni per rinunciare o limitare fortemente il consumo di carne sono già numerose, è giusto sapere che la maggior parte dei rischi per la salute umana sono legati anche ai processi di macellazione e trasformazione delle carni e alle condizioni igieniche in cui, in molti casi, tali processi vengono eseguiti.

Tutto quello che volevate sapere, e che non avete mai osato chiedere, su carne di pollo e pesce

Per non parlare delle atrocità a cui questi poveri animali vengono sottoposti.

In questo senso, gli ‘appassionati’ di carni bianche (pollame e pesce) potrebbero avere qualche titubanza la prossima volta che si troveranno davanti ad un bel pollo allo spiedo o ad una croccante frittura di pesce. Cercando di evitare generalizzazioni e allarmismi inutili, è giusto dire che le pratiche industriali e commerciali legate alla trasformazione del pollame e del pesce sono a dir poco ‘inquietanti’ e siamo sicuri che leggendo il libro di Jonathan Safran Foer, ‘Eating Animals’, concorderete con noi.

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Vi siete mai chiesti, ad esempio, cosa succede a un pollo nel tragitto che lo porta dall’allevamento al macello?

Ebbene, prima di essere pronti per la macellazione, i polli vengono stipati in ‘stie’ dove capita di vedere 33.000 animali in ambienti grandi appena 45 metri quadri; come dire che ogni animale può muoversi in uno spazio più piccolo di un foglio di carta.

Una volta pronti, i polli vengono prelevati e stipati in gabbie dalle quali il 30% degli animali esce con le ossa rotte. Ogni pollo viene appeso per i piedi e trascinato fino a un bagno di scottatura attraverso un sistema di trasporto a nastro elettrificato che evita la ‘seccatura’ che il pollo si agiti troppo prima del taglio della gola.

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A questo punto si procede con lo sgozzamento degli animali e l’immersione dei polli nell’acqua bollente, dove vengono privati del piumaggio e delle penne. Piccolo particolare: non tutti i polli muoiono istantaneamente, quindi alcuni di essi finiscono vivi nell’acqua bollente. La maggior parte delle volte, inoltre, la paura induce i volatili a defecare direttamente nella vasca in cui verranno poi ‘puliti’ (i vegetariani la chiamano, appunto, ‘zuppa di feci’).

Vien da sé che molti animali arrivano alla macellazione malati, afflitti da batteri e virus che si trasmettono velocemente e che non sempre le grandi quantità di antibiotici con cui vengono imbottiti riescono a debellare ‘in tempo’. Tumori, infezioni polmonari, malattie della pelle e ‘sospette’ fuoriuscite di pus giallastro, sono solo alcune delle malattie riscontrate nei milioni di polli ispezionati per l’Atlanta Journal Constitution da Scott Bronstein nell’ambito di un’inchiesta sulla sicurezza dell’industria lattiero-casearia che lo stesso Foer cita nel suo libro.

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Non va meglio al pesce di allevamento che soffre per problematiche di sovraffollamento analoghe a quelle dei polli. Qui, però, la malattia che i pesci contraggono per il fatto di essere ammassati nelle stesse vasche e di mangiarsi praticamente a vicenda ha un nome ancora più terrificante: ‘corona della morte’, cioè la degenerazione dei tessuti della testa provocata dalle centinaia di pidocchi di mare che infestano gli allevamenti. I pesci pescati direttamente in mare patiscono, invece, le atrocità di una morte spesso lenta e dolorosa, provocata dalle reti con cui vengono trascinati e issati lentamente sui pescherecci: una agonia che si protrae per ore, durante le quali gli animali muoiono per soffocamento e sanguinamento delle branchie.

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Vegetariani o no, tutti noi dovremmo farci delle domande e spalancare gli occhi di fronte a verità, per lo più scomode, che libri come quello di Foer pongono dinanzi agli occhi (con tanto di riscontri oggettivi e prove scientifiche) anche se la prima reazione sarebbe quella di storcere il naso e girarsi dall’altra parte.

Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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