Barriera corallina distrutta: Manila chiede risarcimento agli USA

di Erika Facciolla del 25 aprile 2013

È un maxi-risarcimento quello chiesto dal Governo Filippino agli Stati Uniti per i gravi danni causati alla barriera corallina in una zona di mare protetta dalla nave da guerra americana ‘USS Guardian’. Una richiesta da circa 1,4 miliardi di dollari formulata sulla base degli studi elaborati da diverse agenzie filippine sul tratto di mare interessato in cui la nave americana avrebbe danneggiato – incagliandosi il 17 gennaio scorso in seguito ad una manovra definita ‘non standard’ – 2.345 metri quadrati di barriera dell’area protetta di Tubbataha.

La missiva contenente la richiesta di risarcimento è già pronta per essere spedita dalla sovrintendente Angelique Songco che ha parlato di “legittima richiesta” e di “iter di risarcimento molto semplice e lineare” che è inevitabile attivare in seguito al grave danno causato nel sito del Mare di Sulu, Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

E INTANTO, NELLE FILIPPINE: La Polizia? Pianterà alberi….

Intanto, i quattro marinai della ‘Uss Guardian’, compreso il comandante, sono stati sollevati dai rispettivi incarichi, ma le indagini sulla loro condotta a bordo della nave continueranno per chiarire le dinamiche dell’accaduto. Lo scafo, infatti, si sarebbe incagliato durante una manovra azzardata, sollevando letteralmente un pezzo di barriera corallina; per rimuoverlo dall’acqua è stato necessario tagliarlo in quattro sezioni da 250 tonnellate circa.

C’è da dire che la Marina Militare Americana si è subito prodigata per supportare al massimo le operazioni di pulizia e bonifica dell’area attivate dalla Guardia Costiera filippina che ha rimosso tempestivamente residui di petrolio o sostanze nocive riversate in acqua durante le operazioni di salvataggio.

CURIOSITA’: Come ti trasformo l’aereo in una barriera corallina artificiale

Oltre ad essere uno dei tratti di mare più suggestivi e incontaminati del mondo, il sito di Tubbataha è anche un luogo di nidificazione per uccelli e tartarughe marine. Per fortuna, il rischio contaminazione è stato scongiurato ma l’episodio rischia di diventare un ‘caso’ diplomatico.

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