Accesso all’acqua pubblica in aumento grazie alle casette dell’acqua. Sono sempre di più

di Luca Scialò del 13 luglio 2014

Le casette dell’acqua rappresentano una risposta concreta ad uno dei bisogni primari della popolazione e rispondono ad una esigenza di sostenibilità: ma c’è ancora molto da fare.

In Italia le cosiddette “casette dell’acqua” sono in netto aumento. Attualmente se ne contano mille, e negli anni sono passate dalle 354 del 2011m alle 817 del 2013, alle quasi 1.000 del 2014. Dunque quasi triplicate nel giro di 3 anni.

Un dato positivo, che fa da contraltare al fatto che, con i 188 litri di acqua in bottiglia pro capite nel 2011, l’Italia detiene il primato europeo per il consumo di acqua in bottiglia, un record non troppo invidiabile che fa leva proprio sulla diffidenza dei consumatori nei confronti dell’acqua di rubinetto. Va inoltre detto che l’80% delle bottiglie sono pure in plastica, con impatti evidenti in termini di rifiuti prodotti.

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Ecco quindi che bisogna perseguire sulla diffusione delle casette dell’acqua, meglio note anche come fontanelle, poiché l’acqua che in esse sgorga arriva ai chioschi direttamente attraverso gli acquedotti, e non percorre neanche un metro su strada. Dunque è un’acqua “a chilometro zero”.

Ciò significa non solo meno rifiuti di plastica prodotta, ma anche meno Co2 e particelle nocive nell’aria proveniente dai gas di scarico dei furgoni che la consegnano.

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