Dopo il tornado rinasce una città super eco

di Martina Pugno del 14 maggio 2013

Arriva dal Kansas la storia di una città in grado di rinascere dalle proprie macerie come una fenice: Greensburg, centro agricolo di 1.383 abitanti, è stata completamente distrutta da un tornado nel 2007 e i suoi abitanti hanno deciso di ricostruirla, seguendo un destino già segnato nel nome, in un centro il più possibile ecosostenibile.

Le ferite lasciate dal tornado, la notte del 4 maggio 2007, erano veramente profonde: nove morti e una cittadina praticamente rasa al suolo, come ha raccontato alla stampa l’attuale sindaco Bob Dixson, che ha sottolineato come la ricostruzione sia iniziata dall’interno delle tende che hanno ospitato la comunità colpita, creando un senso di appartenenza e di cooperazione sin dai primi giorni successivi alla catastrofe.

Non sono mancate le perplessità iniziali, riguardo alla necessità di sostenere costi maggiori per realizzare edifici ad alto risparmio energetico, ma tutti quanti ora, sottolinea il primo cittadino, si ritengono soddisfatti della decisione presa.

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Oggi, a distanza di anni da quando la notizia ha attirato l’interesse internazionale e i riflettori che avevano portato qui anche Leo DiCaprio per la realizzazione di un documentario, si sono spenti: quello che resta è una città che vive la quotidianità attraverso l’uso delle risorse che è stata in grado di creare.

Edifici ad elevato risparmio energetico, corridoi verdi, pannelli solari sono solo alcune delle novità che sono state introdotte dopo la distruzione causata dal tornado: la società creata per l’installazione di turbine eoliche è cresciuta, gestendo impianti anche in Canada e negli Stati Uniti. Tutto questo grazie anche ai finanziamenti e alle convenzioni ottenute nel corso degli anni con enti locali e nazionali, che hanno contribuito a trasformare in realtà il progetto di una Greensburg davvero “green”.

Che una comunità, seppur ristretta, si trovi in univoco accordo su un progetto così ambizioso può sembrare strano, ma non lo è neppure tanto se si tiene conto delle motivazioni culturali che si sono mostrate alla base: la priorità non è stata tanto quella di creare una città a  basso impatto ambientale a tutti i costi, quanto piuttosto quella di costruire una comunità “così come l’hanno costruita per noi i nostri antenati: destinata a durare”, come spiega il sindaco Dixson. “Ci sentiamo in dovere di rispettare le risorse ed utilizzarle in modo oculato per le future generazioni“.

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