Moda a basso prezzo ma ad alto tasso di tossicità

di Claudio Riccardi del 14 febbraio 2013

Dopo un lungo periodo di sospetti, sono arrivati anche le incontrovertibili risposte dai laboratori: i vestiti che indossiamo contengono sostanze tossiche, pericolose per la nostra salute e quella dell’ambiente. A denunciare la situazione è Greenpeace che nei giorni scorsi ha presentato in Cina il rapporto “Toxic Threads – The Fashon Big Stitch-Up” (ovvero ‘Fili tossici – La grande fregatura della moda‘) , accompagnato da una sfilata provocatoria per attirare l’attenzione su questo problema.

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Le sostanze nocive che cerchiamo di tenere a distanza, paradossalmente convivono con noi, tutti i giorni, attraverso gli indumenti che indossiamo. Soprattutto quelli di basso costo.

Greenpeace ha sottoposto alle sue analisi 141 capi di abbigliamento appartenenti a 20 tra le marche più famose al mondo: Zara, Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blazek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H & M, Levi, Victoria’s Secret, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl.

Il responso emerso è preoccupante, perchè nella maggior parte dei vestiti si sono rintracciate sostanze chimiche quali alchifenoli, ftalati e nonilfenoli etossilati, in grado di alterare il sistema ormonale dell’uomo e, se rilasciate nell’ambiente, diventare cancerogene.

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La scoperta non rappresenta tuttavia una novità. Per esempio è già appurato che in Cina, fornitore leader di manufatti tessili, succede che l’assenza di norme per la tutela per la salute dei lavoratori, unitamente all’accesso limitato all’acqua potabile, renda l’industria tessile una delle principali cause di inquinamento.

Per compiere un passo in avanti significativo, Greenpeace ha indetto una petizione online contro Zara. Questo perchè nei capi di abbigliamento della casa spagnola gli ambientalisti hanno rintracciato elevate concentrazioni di NPE (composti nonilfenoloetossilati) che possono rilasciare nonilfenoli, pericolosi perché in grado di alterare il sistema ormonale dell’uomo. Gli esami al microscopio hanno portato inoltre alla luce altri pericolosi composti e un’ammina cancerogena derivante dai coloranti azoici.

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E Zara ha deciso di adeguarsi. Dal 2013 i suoi capi non saranno più tossici, perché vuole eliminare l’utilizzo delle sostanze chimiche pericolose per la salute. Una vittoria per la campagna di Greenpeace!

Quello che si chiede ai produttori è infatti l’impegno ad azzerare l’utilizzo di tutte le sostanze chimiche pericolose entro il 2020, come già hanno fatto alcuni importanti marchi, tra cui H&M e M&S, e di imporre ai fornitori trasparenza totale, rivelando alle comunità locali i valori di tutte le sostanze tossiche rilasciate nelle acque dei loro impianti.

L’impresa, come possiamo immaginare, non è certo delle più semplici.

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