Nuovo incidente a Gela per opera di Eni

di Luca Scialò del 7 luglio 2013

Un nuovo possibile danno ambientale si è verificato a Gela per opera dell’Eni, presente nella zona fin dagli anni ‘60 con un grande polo petrolchimico nato dall’esigenza di raffinare il petrolio che era stato trovato nella zona di Ragusa. Nei giorni scorsi nel fiume che passa nella città situata in provincia di Caltanissetta, si è riversata circa una tonnellata di greggio per un’ora.

Il magma nero è fuoriuscito dall’impianto gelese, un impianto utilizzato per le primissime fasi della raffinazione. La causa più probabile andrebbe ricercata nel fatto che l’impianto era tornato in funzione da poco, dopo essere stato bloccato per 11 mesi. Si ipotizza che siano stati i sistemi di sicurezza dell’impianto a non aver funzionato bene per via della lunga pausa.

Resta comunque evidente che, al di là del singolo incidente occorso pochi giorni fa, i problemi dell’impianto sono enormi. Sia in termini di distruzione dell’eco-sistema, d’inquinamento delle falde e del mare, che nei confronti della salute dei cittadini gelesi.

Diversi studi hanno indicato in un esborso di 5 miliardi di euro la cifra necessaria per bonificare la zona dai danni ambientali provocati in 50 anni dalla raffineria dell’Eni mentre finora la società ha stanziato soltanto 300 milioni di euro.

Eppure Gela ed i suoi abitanti ne avrebbero bisogno, data l’enorme diffusione di malformazioni genetiche nella zona – sei volte rispetto al resto d’Italia – e l’emergenza ambientale in cui versa tutto il suo martoriato territorio sede di una raffineria che riceve ogni anno oltre 5 milioni di tonnellate di materia da trasformare in prodotti finiti…

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Claudio luglio 10, 2013 alle 4:51 pm

Sono sempre più sconcertato di come siano possibili ancora oggi questi danni ambientali di portata così spropositata! Il rispetto dell’ambiente per le multinazionali dovrebbe essere al primo posto!

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Gold Price luglio 8, 2013 alle 10:47 am

Prima della costruzione del Porto e del quartiere residenziale, la località era una zona perlopiù paludosa conosciuta come i Bottenighi. Le uniche sue strade erano via Catene che proseguiva da via del Parroco a Chirignago , e via Bottenigo che da via Catene si perdeva nella barena . Dove oggi si trova via Fratelli Bandiera vi era invece un grande canale di scolo (di cui l’attuale strada era l’argine) che giungeva alla Malcontenta ; faceva parte del complesso idraulico costituito dal grande argine de intestadura, realizzato nel Trecento , che raccoglieva le acque della Brenta Vecchia e degli altri corsi d’acqua a sud del Canal Salso per deviarle lontano da Venezia, attraverso la foce del Brenta Resta d’Aio (presso Fusina ).

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