People’s Supermarket, lavori 4 ore e ti pago con lo sconto sulla spesa bio

di Alessandra Mambri del 7 gennaio 2013

Si chiama People’s Supermarket il network alternativo per fare la spesa basato sul coinvolgimento della comunità, per offrire prodotti locali, a basso impatto ambientale, biologici, sani e soprattutto low cost. Situato nel quartiere di Holborn, a Londra, vicino al British Museum, è nato dall’ingegno di Sir Arthur Potts Dawson, ex chef del Fifteen Restaurant di Jamie Oliver.

Impegnato nella sostenibilità e nella lotta agli sprechi alimentari, il supermercato è fatto dalla gente per la gente (così è il suo slogan: ‘For the people, by the people) e rappresenta una formula davvero innovativa contro la crisi economica. L’idea è tanto semplice quanto rivoluzionaria: in cambio di 4 ore di lavoro volontario alla settimana, i soci ricevono uno sconto del 10% sui prodotti del negozio, già di per sé a basso costo.

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E hanno anche diritto di voto sugli approvvigionamenti. In poche parole, si offre loro la possibilità di scegliere cosa vendere nel supermercato. Non a caso, sugli scaffali del People’s Market compaiono quasi esclusivamente prodotti biologici, locali, equo-solidali.

Si tratta di una cooperativa a cui si può aderire versando una quota societaria di 25 sterline l’anno (circa 29 euro) a cui si aggiunge la possibilità delle 4 ore di lavoro settimanale, in cambio di un ulteriore 10% di sconto.

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Insomma, una vera e propria industria alimentare low cost contrapposta alla grande distribuzione tradizionale, che reinterpreta il concetto di baratto offrendo beni di prima necessità in cambio di lavoro e portando avanti la sua personale lotta allo spreco.

In 15 mesi di attività il fatturato del People’s Supermarket ha superato 1,5 milioni di sterline e il numero dei soci ha raggiunto quota 1.200. Naturalmente, anche chi non è socio può fare acquisti nel “supermercato della gente“. Forte di questi successi, il People’s Supermarket potrebbe diventare presto un franchising mondiale.

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La ciliegina sulla torta? Per combattere gli sprechi, la clientela può usufruire anche della “People’s Kitchen“, dove preparare piatti con frutta e verdura vicine alla data di scadenza.

Secondo voi in Italia un supermercato del genere potrebbe avere lo stesso successo?

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