Spesa biologica

Come avviare un negozio biologico

Ve lo spieghiamo noi, dai permessi alla scelta dei rèpodotti, dalla location alle certificazioni

Vi spieghiamo come avviare un negozio biologico. Chi intende aprire un negozio biologico dovrebbe capire quali permessi chiedere, dove aprire il locale, stabilire quale tipo di prodotti mettere in vendita ed a quali fornitori affidarsi. Proviamo a darvi una piccola guida.

Come avviare un negozio biologico

I primi passi per avviare un negozio biologico

Una delle prime cose è la scelta del tipo di attività che si vuole avviare. Sarà infatti necessario decidere se aprire un negozio specializzato solo in prodotti biologici, solo alimentari o anche di cosmetica e cura, e se includere anche dei prodotti naturali.

Inoltre, è importante valutare l’opzione di servizi aggiuntivi come una zona bar, e anche di un’area ristoro oppure includere corsi di educazione alimentare o conoscitivi su erbe e piante o nutrizione.

Quali prodotti vendere in un negozio bio

Ci pare corretto sottolineare che può dimostrarsi poco lungimirante la politica dell’affidarsi ad un unico settore, per esempio quello dei prodotti freschi: molto meglio proporre alla possibile clientela un assortimento più vario di prodotti, dal fresco ai prodotti confezionati, dai biscotti ai cosmetici.

Una volta stabilita la tipologia di prodotti è importante cercare fornitori con una offerta in linea con la filosofia del negozio, merce di qualità, consegnata in tempi ragionevoli e prezzi coerenti con le caratteristiche del prodotto. Dovrà poi essere stipulato un contratto di fornitura con questi produttori e distributori, controllando che i prodotti biologici siano sempre certificati.

Considerate anche l’onere di una gestione di scorte e di consegne e resi che garantisca freschezza e corretta conservazione dei prodotti.

Dove avviare un negozio biologico

Un’altra variabile altrettanto importante da prendere in considerazione riguarda il luogo in cui si intende aprire il proprio negozio biologico.

Sia un piccolo centro che una grande città offrono delle aree più adatte alla vendita di prodotti bio, potrebbe valere la pena identificare un’area residenziale per puntare alla clientela locale, oppure una zona pedonale di grande passaggio e più commerciale.

La disponibilità di parcheggi vicini, di linee di mezzi pubblici e zone pedonali pedonali permette di regolare l’accessibilità dei clienti e rende più o meno appetibile la location. Andrà poi valutata anche la necessità di munirsi di permessi per eventuali normative urbanistiche e ambientali.

Per chi abita in grandi centri metropolitani, è interessante affiliarsi a una catena di negozi biologici, mentre per chi vive in piccoli centri è sufficiente un punto vendita indipendente in modo tale da potersi gestire in totale autonomia, specializzandosi magari in un settore di nicchia, come, ad esempio, i prodotti per i celiaci.

Che permessi chiedere per avviare un negozio biologico

Nell’ipotesi del negozio indipendente, dopo la registrazione dell’attività alla Camera di Commercio, l’iter burocratico prevede il rilascio delle necessarie autorizzazioni e licenze commerciali.

  • Presentazione della domanda: nell’ambito della richiesta di nulla osta per l’esercizio dell’attività commerciale, il titolare dell’esercizio di generi alimentari presenta al Comune apposita domanda di rilascio del parere d’idoneità igienico-sanitaria, con allegata la documentazione necessaria (tra cui il modello di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). Il Comune provvede all’inoltro della domanda all’ASL competente per la successiva verifica della attività.
  • Istruttoria: l’ASL verifica lidoneità igienico-sanitaria dei locali e degli impianti, in relazione alla tipologia di alimenti messi in commercio.
  • Rilascio del parere: il parere favorevole d’idoneità igienico-sanitaria è rilasciato al sindaco dal competente servizio di dipartimento di prevenzione dell’ASL e trasmesso al Comune.

Quali sono le norme europee sul commercio di prodotti sfusi

Se si decide di includere dei prodotti sfusi, bisogna anche conoscere le norme che regolano il commercio di prodotti sfusi o pre-incartati (ortofrutta, prodotti da forno, banco gastronomia etc…).

Esiste una direttiva dell’Unione Europea (Reg. CEE 2092/91, con successive modifiche ed integrazioni) che stabilisce che debba essere richiesta una specifica certificazione bio all’inizio dell’attività e per ogni anno seguente.

Chi commercializza esclusivamente prodotti confezionati ed etichettati, invece, è esentato dal presentare questa certificazione obbligatoria, ma può comunque aderirvi volontariamente, al fine di ribadire la scelta per il biologico e valorizzarla.

Quali certificazioni servono ad un negozio bio

Poi, è necessario registrarsi come azienda biologica presso l’organismo di controllo accreditato.

Gli enti qualificatori per la certificazione biologica sono la Bioagricert, nata nel 2002 in seno a Bioagricoop, un’organizzazione nata nel 1984 per contribuire attivamente alla diffusione e all’innovazione nell’agricoltura biologica, e l’ICEA, ovvero l’Istituto per la certificazione etica e ambientale.

Inoltre, ICEA, oltre al controllo regolamentato obbligatorio, propone anche la certificazione volontaria sulla base dei disciplinari dell’AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, che permettono di qualificare maggiormente i punti vendita prevedendo, oltre alla verifica dei prodotti sfusi e pre-incartati, il rispetto di norme ecologiche nella scelta e nella gestione degli imballaggi, la trasparenza nella comunicazione verso i clienti, il legame con il territorio, imponendo l’ampliamento dell’offerta alimentare anche ai prodotti regionali.

Esistono inoltre anche delle certificazioni volontarie che possono agevolare nella scelta dei fornitori.
Queste, ovviamente, si vanno ad aggiungere alla certificazione obbligatoria, che deve sempre comparire in etichetta. L’AIAB, ad esempio, ha fondato il Consorzio di Garanzia AIAB,che punta a raccogliere e commercializzare prodotti alimentari che rispondono ai principi di eco-sostenibilità ed etica ambientale dell’associazione in ogni fase, dalla produzione agricola a tutte le successive fasi di lavorazione.
Questi prodotti garantiti dal marchio AIAB, provengono da aziende 100% bio (=bio dedicate) con una filiera di produzione interamente italiana: non a caso, in etichetta compare il marchio garanzia AIAB con la bandiera italiana.

Esiste anche una certificazione volontaria per i prodotti alimentari denominata ‘biologico di fattoria’ che identifica i prodotti agroalimentari (confezionati) provenienti da agricoltura biologica il cui ciclo produttivo parte e si completa all’interno di un’unica azienda.

Inoltre, vi suggeriamo anche di avere prodotti con una certificazione che garantisca i prodotti vegetariani e vegani autorizzando l’uso del marchio dell’AVI (Associazione Vegetariana Italiana) e veganOK.

Arredi e immagine del negozio di prodotti bio

È importante progettare uno spazio di vendita che sia accogliente e in linea con l’immagine che si vuole trasmettere e l’idea del biologico. Bisogna così curare l’illuminazione, la segnaletica e l’esposizione per valorizzare l’offerta

A questo punto, ottenute le necessarie autorizzazioni e identificato lo stile, dovrete far fronte all’acquisto di attrezzature e arredi adeguati per la conservazione e la presentazione dei prodotti.

Occorre procurarsi frigoriferi, scaffalature, bilance, casse e, ovviamente, una buona fornitura di prodotti, come scorta iniziale.

Costi di apertura di un negozio bio

Per fare questi in maniera oculata acquisti è necessario sapere quanto costa aprire un negozio bio in franchising oppure, se si viaggia da soli, in questa avventura, capire come si finanzia l’apertura di un negozio biologico.

In generale, le spese totali per aprire e per arredare un locale in franchising di circa 100 mq si potrebbero aggirare tra i 50.000 ed i 150.000 euro.

Per l’apertura di un negozio bio in proprio, al di là dell’affitto che è una variabile troppo legata al contesto (una grande città avrà costi molto più elevati di un piccolo centro urbano) si possono prevedere invece tra i 50.000 e i 150.000 euro.

Come pubblicizzare il negozio bio

Per far decollare l’attività è importante anche seguire delle azioni di promozione e marketing.

Per questo è importante prima sviluppare un’identità di marca riconoscibile e coerente con i valori del biologico. E poi, utilizzare canali online e offline per promuovere la propria attività ed attrarre nuovi clienti. Anche la presenza ad eventi, fiere di settore, corsi e iniziative per coinvolgere attivamente la clientela.

Da non trascurare la formazione del personale, in modo che possa fornire un servizio di assistenza qualificato. L’assistente alle vendite deve conoscere a fondo i prodotti e le tematiche legate al biologico e potrebbe rendersi necessario fare dei corsi presso i fornitori per comprendere le qualità dei loro pordotti e saperli valorizzare correttamente e raccontare al cliente.

Altre informazioni sui prodotti bio

Per maggiori dettagli sulle certificazioni, eccovi il nostro approfondimento:

Annabella Denti

Nata a Como e laureata in Lingue e Letterature Straniere entra nel mondo del web in Italia quando era solo agli esordi. Dopo un Master in Comunicazione, è diventata Digital Marketing Consultant e oggi collabora per diversi siti. Esperta e appassionata di yoga,  ama la lettura e lunghe passeggiate nella natura con i suoi cani.

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Un commento

  1. Buongiornao,
    vorrei avere maggiori informazioni per l’apertura di un negozio bio alimentare nella mia città.
    Potreste gentilmente contattarmi sulla mia e-mail?

    In attesa di un Vostro riscontro porgo cordiali saluti.

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