Come avviare un negozio biologico?

di Magi del 6 marzo 2011

Chi intende aprire un negozio biologico dovrebbe anzitutto stabilire quale tipo di prodotti mettere in vendita nel proprio esercizio. A questo proposito, ci pare corretto sottolineare che può dimostrarsi poco lungimirante la politica dell’affidarsi ad un unico settore, per esempio quello dei prodotti freschi: molto meglio proporre alla possibile clientela un assortimento più vario di prodotti, dal fresco ai prodotti confezionati, dai biscotti ai cosmetici.

Una seconda variabile altrettanto importante da prendere in considerazione riguarda il luogo in cui si intende aprire il negozio biologico. Per chi abita in grandi centri metropolitani, è opportuno affiliarsi a una catena di negozi biologici, mentre per chi vive in piccoli centri è sufficiente un punto vendita indipendente in modo tale da potersi gestire in totale autonomia, specializzandosi magari in un settore ‘di nicchia’, come, ad esempio, i prodotti per i celiaci.

Nell’ipotesi del negozietto indipendente, l’iter burocratico, in sintesi, è il seguente:

1.   Presentazione della domanda: nell’ambito della richiesta di nulla osta per l’esercizio dell’attività commerciale, il titolare dell’esercizio di generi alimentari presenta al Comune apposita domanda di rilascio del parere d’idoneità igienico-sanitaria, con allegata la documentazione necessaria (tra cui il modello di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). Il Comune provvede all’inoltro della domanda all’ASL competente per la successiva verifica della attività.

2.   Istruttoria: l’ASL verifica l‘idoneità igienico-sanitaria dei locali e degli impianti, in relazione alla tipologia di alimenti messi in commercio.

3.  Rilascio del parere: il parere favorevole d’idoneità igienico-sanitaria è rilasciato al Sindaco dal competente Servizio di dipartimento di prevenzione dell’ASL e trasmesso al Comune.

A questo punto, ottenute le necessarie autorizzazioni, occorre procurarsi frigoriferi, scaffalature, bilance, casse e, ovviamente, una buona fornitura di prodotti, come scorta iniziale: le spese, per arredare un locale di circa 100 metri quadri, si potrebbero aggirare attorno ai 90.000 euro.

Per quanto riguarda il commercio di prodotti sfusi o pre-incartati (ortofrutta, prodotti da forno, banco gastronomia etc…), esiste una direttiva dell’Unione Europea (Reg. CEE 2092/91, con successive modifiche ed integrazioni) che stabilisce che debba essere richiesta una specifica certificazione bio all’inizio dell’attività e per ogni anno seguente. Chi commercializza esclusivamente prodotti confezionati ed etichettati, invece, è esentato dal presentare questa certificazione obbligatoria, ma può comunque aderirvi volontariamente, al fine di ribadire la scelta per il biologico e valorizzarla.

Gli enti qualificatori sono la Bioagricert, nata nel 2002 in seno a Bioagricoop, un’organizzazione nata nel 1984 per contribuire attivamente alla diffusione e all’innovazione nell’agricoltura biologica, e l’ICEA, ovvero l’Istituto per la certificazione etica e ambientale.

ICEA, oltre al controllo regolamentato obbligatorio, propone anche la certificazione volontaria sulla base dei disciplinari dell’AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, che permettono di qualificare maggiormente i punti vendita prevedendo, oltre alla verifica dei prodotti sfusi e pre-incartati, il rispetto di norme ecologiche nella scelta e nella gestione degli imballaggi, la trasparenza nella comunicazione verso i clienti, il legame con il territorio, imponendo l’ampliamento dell’offerta alimentare anche ai prodotti regionali.

Esistono inoltre anche delle certificazioni volontarie che possono agevolare nella scelta dei fornitori.
Queste, ovviamente, si vanno ad aggiungere alla certificazione obbligatoria, che deve sempre comparire in etichetta. L’AIAB, ad esempio, ha fondato il Consorzio di Garanzia AIAB,che punta a raccogliere e commercializzare prodotti alimentari che rispondono ai principi di eco-sostenibilità ed etica ambientale dell’associazione in ogni fase, dalla produzione agricola a tutte le successive fasi di lavorazione.
Questi prodotti garantiti dal marchio AIAB, provengono da aziende 100% bio (=bio dedicate) con una filiera di produzione interamente italiana: non a caso, in etichetta compare il marchio garanzia AIAB con la bandiera italiana.

ICEA, infine, propone una certificazione volontaria per i prodotti alimentari denominata ‘Biologico di fattoria’ che identifica i prodotti agroalimentari (confezionati) provenienti “da agricoltura biologica” il cui ciclo produttivo parte e si completa all’interno di un’unica azienda; inoltre,  suggerisce anche una certificazione che garantisce i prodotti vegetariani e vegani autorizzando l’uso del marchio dell’AVI (Associazione Vegetariana Italiana).

Per maggiori dettagli sulle certificazioni, eccovi il nostro approfondimento: Certificazione Biologica, gli enti certificatori.

Ecco le altre tappe della nostra Guida all’apertura di un negozio biologico:

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Emanuela febbraio 23, 2012 alle 2:43 pm

Buongiornao,
vorrei avere maggiori informazioni per l’apertura di un negozio bio alimentare nella mia città.
Potreste gentilmente contattarmi sulla mia e-mail?

In attesa di un Vostro riscontro porgo cordiali saluti.

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