Radon in casa? Uno strumento è in grado di rilevarlo…

di Marco Grilli del 3 maggio 2013

Seppur in un periodo di crisi economica, il “Made in Italy” mostra ancora vitalità e capacità d’innovazione. Uno spin off congiunto tra l’Università degli Studi di Modena, di Reggio Emilia e quella di Trento, denominato RSens, ha dato vita al primo dispositivo in commercio per la rilevazione della concentrazione del gas radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro.

Come sappiamo, il radon è un gas altamente nocivo alla salute umana, tanto da esser considerato il secondo fattore di rischio per l’insorgenza del tumore al polmone. Ma da oggi chiunque potrà essere in grado di rilevarne la presenza con lo strumento messo a punto dai ricercatori dei tre atenei italiani.

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RStone, questo il nome del dispositivo, è di piccole dimensioni, programmabile, alimentato a batteria e facile da utilizzare. Il sensore permette di mostrare le informazioni relative alla concentrazione istantanea e a quella media di radon. Secondo una Raccomandazione dell’Unione europea (90/143 Euratom) la concentrazione media annua di radon in aria non deve superare i 200 Bequerel/m3 negli edifici di nuova costruzione e i 400 Bequerel/m3 in quelli già esistenti.

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Disponibile in tre varianti per avere informazioni direttamente sul display, lo strumento può essere dotato di un software per la programmazione e il controllo in remoto e in simultanea di più dispositivi, dando così informazioni complete, che consentono ulteriori analisi e approfondimenti.

RSens si pone ora l’obiettivo di produrre su vasta scala il dispositivo per distribuirlo in Europa e negli Usa. Un’esportazione del “Made in Italy” nel mondo all’insegna dell’ innovazione e alla salvaguardia della salute umana.

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