Ricavare l’oro da rifiuti elettronici in modo sostenibile: nuove soluzioni in vista

di La Ica del 6 maggio 2016

Sembrerebbe una chimera da moderni alchimisti: invece ricavare oro da rifiuti elettronici in modo ecosostenibile sembra essere diventata l’ultima frontiera del green tech. Vediamo cosa si sta muovendo in questo settore…

Lo scorso gennaio, il team composto dal ricercatore associato Loghman Moradi, dallo studente di dottorato Hiwa Salimi e da Stephen Foley, professore associato presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Saskatchewan, Canada, hanno dato vita ad un modo sostenibile di estrarre l’oro senza danneggiare l’ambiente ma anzi semmai, aiutarlo.

Gli esperti hanno infatti elaborato un modo per riutilizzare l’oro presente nell’e-waste, ovvero i rifiuti elettronici che affollano le nostre discariche, inquinando.

L’oro è un metallo particolarmente resiliente alle reazioni chimiche, ciò significa che necessita di molto tempo, energia, risorse e sforzi per essere estratto e dunque smaltito.

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Uno dei modi in cui l’oro viene ricavato ad oggi, è quello classico del lavoro in miniera, ma per estrarlo dal terreno si necessitano grandi quantità di cianuro di sodio, ovvero un sale molto tossico e dannoso per l’ecosistema; l’altro metodo sta nel rifondere l’oro presente in gioielli e altri oggetti di seconda mano, come ad esempio i componenti elettronici.

Nell’articolo pubblicato sul sito ufficiale dell’ateneo, il professore spiega come nemmeno il secondo metodo sia economico né eco-compatibile; vi sono infatti due modi per estrarre l’oro da chip e circuiti: il primo, detto pirometallurgia, dal greco pyrós ovvero fuoco, utilizza elevate temperature che liberano nell’atmosfera composti chimici come le diossine, causa di molti danni neurologici.

Il secondo metodo per estrarre l’oro dai rifiuti elettronici, ovvero l’idrometallurgia, consiste nell’utilizzare una soluzione di cianuro o acqua règia, ovvero una mistura di acido nitrico e acido cloridrico concentrato.

oro da rifiuti elettronici

La squadra dei ‘cercatori d’oro’: Loghman Moradi, Stephen Foley e Hiwa Salimi del Dipartimento di Chimica dell’Università di Saskatchewan, in Canada

Sono circa 50 milioni le tonnellate di rifiuti elettronici che ogni anno gettiamo nelle discariche, e il numero tenderà ad aumentare sempre più vertiginosamente, in considerazione della crescente obsolescenza che riguarda proprio l’elettronica di consumo.

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Ben l’80% dei composti elettronici non è riciclabile, ecco perché il professor Foley ed il suo team, hanno pensato di facilitarne lo smaltimento, estraendo l’oro presente tramite una semplice soluzione composta da acido acetico al 5% (sì, l’aceto da tavola!) più un ridotto quantitativo di un altro acido e un ossidante.

Al momento, l’èquipe di lavoro sta cercando un partner con cui collaborare su larga scala; il nuovo metodo non è solo atossico ed economico, è anche rapido: visto che per staccare l’oro dai circuiti ci vogliono appena 10 secondi. Non male, considerata la quantità di oro che potrebbe essere recuperata dalle montagne di e-waste prodotte ogni anno…

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