Tutto il mondo è paese: la congestion charge contestata anche a Göteborg

di Elle del 15 maggio 2013

L’espressione congestion charge indica quel pedaggio sul traffico che molte città hanno applicato alle auto che entrano nel centro per limitare i danni del congestionamento appunto e per ‘bilanciare’ con dei soldi l’inquinamento subito.

E’ una politica nata per limitare l’accesso al centro cittadino ai mezzi di trasporto privati a motore e lo scopo dichiarato è quello di incentivare l’uso di mezzi pubblici o green (in genere chi possiede un mezzo elettrico non paga) e di rendere più respirabile l’aria del centro delle città sempre troppo inquinata da smog e polveri sottili.

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In Italia questa disciplina sulla viabilità è stata introdotta per la prima volta a Milano a partire dal 16 gennaio 2011.

In Europa, sei anni dopo Londra e Stoccolma, questa restrizione per l’accesso dei mezzi privati ha raggiunto anche Göteborg dal gennaio 2013.

Nella località svedese l’iniziativa sembra aver già prodotto alcuni risultati significativi riducendo nei primi 4 mesi di applicazione il traffico del 20% circa con il conseguente aumento di passeggeri che hanno scelto di spostarsi con mezzi pubblici, potenziati per l’occasione.

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Di fatto, però, il malcontento è diffuso tra gli automobilisti che hanno già raccolto oltre 50.000 firme (il 10% degli abitanti di Göteborg) per indire un referendum cittadino in merito alla poco amata congestion charge.

La contestazione nasce per due motivazioni essenziali: innanzitutto si lamenta un aumento di quasi il 30% dei veicoli che circolano nelle vie più piccole e un tempo meno trafficate che si trovano vicino alla zona ‘a pedaggio’; in secondo luogo sarebbero essenzialmente i residenti svedesi della cittadina a versare il pedaggio, salito da 0,90 centesimi di euro a 2 euro ed esteso anche alle auto elettriche; e anche i potenziali turisti attratti dalle bellezze della località potrebbero essere dissuasi da questa ennesima tassa.

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In potenza misure come queste sono un’ottima cosa ma serve rieducare la mentalità di chi è abituato all’auto da sempre e questo, purtroppo, neppure nella tanto citata Europa del Nord è ancora una realtà.

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