Bobbio, camminando nel paese di Bellocchio

di Claudio Riccardi del 25 giugno 2011

Tra i borghi dell’alto piacentino che meritano di essere visitati, un posto speciale lo occupa sicuramente  Bobbio. Centro di riferimento della Val Trebbia, è facilmente riconoscibile per tutta una serie di costruzioni architettoniche che ne attestano l’antica e gloriosa storia.

Bobbio, camminando nel paese di Bellocchio

Primo tra tutti,  il Ponte Gobbo, costruzione di epoca romanica lunga 280 metri, e dall’originale architettura. Si passa poi all’abbazia di San Colombano, tra il IX e il X secolo fu uno dei centri religiosi e culturali più importanti d’Europa.  Del complesso fanno parte la chiesa di San Colombano, il chiostro con il Museo della Città, il Museo di San Colombano, piazza Santa Fara e l’ex chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Nel cuore del borgo si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta, circondata da suggestivi portici medievali e palazzi nobiliari, mentre dal cortile del castello Malaspina si gode una stupenda vista della città e delle montagne circostanti.

Il territorio comunale oltre alla cittadina ospita numerose frazioni sparse ed alcune molto popolate specie nei finesettimana e nel periodo estivo. Tra le luci, la musica e l’aria frizzante, le piazze porticate e le viuzze medievali si animano e nei ristoranti all’aperto si possono assaggiare  i tipici maccheroni fatti a mano con un ferretto, conditi con sugo di lepre, di funghi o di stracotto di manzo.

 

Ma sono davvero numerose le specialità della cucina bobbiese: tra le altre i pinoli alla ricotta, le lumache in umido, la torta di mandorle, la focaccia di Natale, la mostarda di frutta. Numerosi anche i salumi tipici, dalla coppa al salame, passando per cotechino e zampone, da accompagnare con i numerosi vini Doc che offre il territorio: Gutturnio, Trebbianino Val Trebbia, Barbera, Bonarda, Ortrugo, Malvasia, Cabernet Sauvignon, Pinot.

Eccellenze artistiche, buona cucina, ma anche paesaggi mozzafiato. Il circondario della valle si presenta ordinatamente coltivato, e alterna  ai campi coltivati i boschi cedui, pinete e faggiete, ma anche le zone brulle come la Pietra Parcellara.

Da visitare il fiume Trebbia, le cui acque cristalline lo rendono uno tra i pochi fiumi italiani ancora balneabili. Non a caso ogni estate richiama gli appassionati di canoa, nuoto, pesca e altri sport.

Ma le sorprese non finiscono qua. Bobbio ha persino un suo festival cinematografico – il Bobbio Film Festival –  introdottonel 2005 su iniziativa di un cittadino illustre, il regista Marco Bellocchio. La rassegna e il  premio “Il Gobbo d’Oro” rappresentano il punto d’arrivo di un percorso avviato dal maestro con il Laboratorio Farecinema,  opportunità per insegnare ai bobbiesi i segreti del grande schermo, e offrire occasioni per partecipare attivamente a qualche produzione.

Per i villeggianti e i curiosi che dal Po si muovono verso l’Appennino ligure, Bobbio ha numerosi motivi per guadagnarsi una sosta. Se n’è accorto anche il Touring Club Italiano, che ha premiato le qualità turistiche del Comune con la prestigiosa Bandiera Arancione.

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Raimondo Lusardi settembre 6, 2011 alle 7:38 pm

Conosco la zona e il torrente, perche tutto è tranne un fiume, sia chiaro, lo chiamano anche il mare dei poveri, quest’anno è praticamente asciutto e anche l’inquinamento non è da sottovalutare in effetti c’è ovunque il divieto di balneazione, poi il paese Bobbio caro come il sangue e alla sera c’è niente se non qualche festa per anziani, se questo è un posto turistico io sono Topolino.

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guido pizzi giugno 25, 2011 alle 8:34 pm

Conosco discretamente la zona descritta per essere stato a Piacenza un anno e mezzo tra il 1969 e il 1970 da ufficiale presso l’allora 6° Reggimento d’artiglieria. Devo aggiungere tra l’altro che si transitava (se non ricordo male) proprio per Bettola e Bobbio per dirigersi a Ferriere ove si svolgevano le esercitazioni a fuoco. Per finire ho avuto anch’io l’opportunità di bagnarmi nelle fresche e trasparenti acque del Trebbia onde mitigare la calura estiva della pianura piacentina e devo dire che è stato un grande sollievo……lo ricordo ancora molto bene a distanza di oltre 40 anni. Guido Pizzi

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