Bookcrossing: che cos’è e perché aiuta l’ambiente

di Luisa Tolardo del 6 febbraio 2017

Il bookcrossing – letteralmente “attraversamento-libri” – è la pratica di lasciare dei libri in luoghi pubblici per far sì che altri possano fruirne e, a loro volta, fare lo stesso, abbandonando il libro in un altro posto.

Il bookcrossing è anche una pratica dalla notevole valenza ecologica. Ma andiamo con ordine e vediamo da dove viene il bookcrossing.

Sebbene questo tipo di iniziative abbia origini molto lontane nel tempo, il bookcrossing è stato “istituzionalizzato” solo con la creazione dell’omonimo sito internet. Opera dell’americano Ron Allen Hornbaker, che ha pensato di sfruttare il web per seguire il percorso che ciascun libro fa di mano in mano.

Questa iniziativa, di respiro mondiale, ha avuto un notevole impatto anche in Italia, dove si contano migliaia di partecipanti. Avrete sicuramente visto il fenomeno del bookcrossing nelle stazioni della metropolitana, in qualche locale pubblico. Oppure ancora il bookcrossing nei parchi. Infatti, questo fenomeno strisciante ha assunto forme e manifestazioni sempre più creative e capillari negli ultimi anni.

La molteplice valenza del bookcrossing

Il fenomeno del bookcrossing si presta ad essere analizzato sotto diverse ottiche:

  • sociale, se si considera che in questo modo ogni libro ha un numero potenzialmente illimitato di lettori;
  • economica, dato l’impatto sull’editoria (da un lato meno libri venduti per effetto del “riciclo”, dall’altro più lettori, grazie alla maggiore diffusione dei libri;
  • last, but not least, ecologica.

Non è un caso, infatti, se una rappresentanza di bookcrossers era presente alle ultime edizioni della fiera Falacosagiusta a MilanoCity.

La pratica di liberare i libri tra le abitudini eco-sostenibili va infatti promossa e incentivata.

Leggere un libro già letto da altri non si traduce soltanto in un risparmio di carta, acqua, minerali ed energia che altrimenti servirebbero per produrlo.

Vuol dire anche evitare l’inquinamento che il suo trasporto causerebbe.

E voi che dite: è così importante avere delle librerie piene zeppe di libri o si può/deve aderire al bookcrossing in nome dell’ambiente e della diffusione della cultura?

Noi personalmente abbiamo pochi dubbi. E, scommettiamo, vedendo gli esempi di seguito, ne avrete pochi anche voi.

Il bookcrossing nei parchi trionfa anche in Italia

Il bookcrossing nei parchi prende avvio negli Stati Uniti dal 2009, grazie a un’idea di Todd Bol, che s’inventa la prima little free library. Si trattava di una biblioteca ambulante che tutti potevano contribuire ad arricchire con propri libri, così da rigenerare sempre le la quantità di titoli presenti.

La little free library non è solo un’esperienza che abbina cultura a natura, ma crea anche socializzazione. Infatti le persone che frequentano queste graziose biblioteche all’aperto finiscono per conoscersi, stringere amicizia. Ma anche scambiarsi altro oltre ai libri, come marmellate o altri prodotti fatti in casa. Perfino favori, a mo’ di ‘banca del tempo’.

bookcrossing nel parco

Bookcrossing nei vecchi tronchi anche alla pineta di Cervia (RA)

Per fortuna stanno sorgendo piccole cassette sullo stile della little free library anche in altri paesi, e hanno preso piede anche in Italia, dal Trentino alla Sicilia.

Ad esempio, Giovanna Iorio, è stata la prima in Italia a istituire una di queste biblioteche nel verde dei parchi, a Roma. Oggi sono più di 100 e continuano a crescere e a creare ‘comunità.

C’è chi sceglie di dargli un tema, come è successo a Napoli per un appassionato di Pino Daniele.  In Trentino, invece, una di queste piccole biblioteche è stata dedicata a libri sulla natura.

Ma ce ne sono tante con libri misti, magari un po’ per adulti e un po’ per bambini. E’ importante che una volta finito di leggere, il libro sia lasciato nella stessa o in un’altra cassetta o venga sostituito con un altro, così che ce ne siano sempre a disposizione. Il tutto gratuitamente.

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Un esempio di bookcrossing nei parchi : la little free library

Creare una biblioteca in un parco è semplice. Basta scegliere il posto, costruire o acquistare la casetta per i libri, chiedere autorizzazione al Comune per posizionarla, riempirla di volumi a vostra scelta e poi registrarla sul sito americano in modo che la vostra piccola libreria venga geolocalizzata.

Alcuni esempi in Italia

Ma vediamo di seguito qualche esempio tra i tanti nel nostro Paese.

D’obbligo partire proprio con il primo caso, quello nel parco dell’Inviolatella Borghese a Roma, per opera della succitata Giovanna Iorio, nel 2012. Si tratta di piccole strutture — come quelle adoperate per gli uccelli — realizzate con il legno riciclato di una fattoria americana, che ospitano libri gratuiti e accessibili a tutti.

nel parco dell'Inviolatella Borghese a Roma, per opera della succitata Giovanna Iorio

Nel parco dell’Inviolatella Borghese a Roma, per opera di Giovanna Iorio

Quando il bookcrossing è itinerante

Il bookcrossing può anche essere itinerante. In Italia abbiamo due esempi: la Biblio Moto Carro di Antonio La Cava, che porta libri in giro per la Basilicata a bordo di una Ape usata.

Mentre in quel di Firenze vi è quella denominata “Lasciare un libro in taxi”, promosso dalla cooperativa di tassisti fiorentini Socota in collaborazione con Giunti Editore, che consente a chi viaggia sui taxi della città di scambiarsi libri.

Biblio Moto Carro di Antonio La Cava

Biblio Moto Carro di Antonio La Cava

Ma questo particolare bookcrossing può dare vita anche ad riutilizzi di vecchie cabine telefoniche in disuso, ribattezzate “bibliocabine“. L’ultima a nascere in ordine di tempo è quella di Torresina a Roma. «La Telecom ci ha concesso il riutilizzo di una cabina telefonica dismessa — racconta Antonio Giustiniani, ideatore del progetto — e l’abbiamo riallestita con scaffalature in legno riciclato provenienti da un asilo del quartiere».

La Bibliocabina di Torresina a Roma

La Bibliocabina di Torresina a Roma

A Milano invece la biblioteca è nata in un condominio, in via Rembrandt, periferia ovest. A metterla su, all’interno della portineria del palazzo in cui vive, Roberto Chiapella, radiotecnico in pensione. A un anno dall’inaugurazione conta più di 5.000 libri. «Ho pensato che una biblioteca fosse il posto giusto per far conoscere persone che vivono nello stesso luogo ignorandosi – racconta ChiapellaPoi l’esperimento si è aperto anche all’esterno. Quando qualcuno viene per un prestito, mi metto a discutere con lui: è come se arrivasse un libro in più, una nuova storia ancora da leggere».

Biblioteca condiminiale in via Rembrandt a Milano

Biblioteca condiminiale in via Rembrandt a Milano

Anche a Roma ne è nata una, tra Testaccio e Porta Portese. Si chiama “Al cortile”. «L’abbiamo voluta — racconta Loredana Grassinella sala dove facevamo le assemblee, luogo di liti per definizione. Il libro è un mezzo di aggregazione. Organizziamo anche serate a tema coinvolgendo i condomini».

Il bookcrossing come modo di vivere l’ambiente e socializzare

La cosa che più colpisce di queste esperienze è la spontaneità, ora il passo successivo sarebbe di integrazione in una rete territoriale che le coordini e le valorizzi.

Fa comunque piacere che le persone stiano ritrovando il gusto di passare del tempo all’aperto, conoscendo nuove persone e leggendo un libro. Sembrava invece che l’era del virtuale avesse soppiantato queste sane abitudini di un tempo.

Approfondimenti utili per capire meglio il Bookcrossing:

Outbrain

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Ambra marzo 20, 2012 alle 11:24 am

Salve, sono una bookcrosser dal 2007!
La realtà del Bookcrossing è qualcosa di meraviglioso che unisce le persone tramite l’amore per la lettura, ogni bookcrosser registrato al sito ha una sua libreria virtuale dove tutti possono vedere i libri che ha letto, che mette a disposizione degli altri e che ha liberato e che sono in viaggio per il mondo… è una sensazione strana e bellissima “liberare” come diciamo noi, un libro, su una panchina, su un treno, in un locale e sperare che chi lo ritrovi, lo segnali sul sito per permetterci di seguire il suo viaggio (naturalmente ogni libro è tracciato con un codice univoco che lo identifica), io molto spesso mi apposto vicino al luogo del rilascio per vedere la faccia dell’ignaro passante e la reazione davanti al trovatello abbandonato…è un’esperienza umana e culturale magnifica trasformare il mondo in una biblioteca all’aperto dove i libri viaggiano e vivono e non finiscono la loro vita su uno scaffale!

A Volte mi sono imbattuta in persone molto critiche su questa realtà, che in nome della crisi dell’editoria e del poco rispetto che noi in teoria avremmo per il lavoro dell’autore (che dovrebbe essere pagato per il lavoro che fa, pagamento che noi aggireremmo passandoci i libri) ci criticava aspramente!

Queste persone in realtà a mio avviso, non si rendono conto del reale meccanismo che il bookcrossing innesca:
1) io personalmente ho letto in questo modo libri che non avrei altrimenti mai neanche aperto, ho conosciuto autori che ho amato e poi ho comprato i loro libri!
3) Una volta che leggi un libro che non ti appartiene e che ti piace, ti dispiace cosi tanto che debba continuare il suo viaggio che la maggior parte delle volte lo ricompri!! A me è capitato di comprarne più copie e di regalarle agli amici.
4) i meccanismi di “liberazione” e “passaggi di libri fra i vari bookcrossers” (perchè ce li passiamo anche a catena tramite la posta innescando amicizie molto belle tramite messaggi e pensieri che lasciamo fra le pagine dei libri) durano ANNI… quindi non penso personalmente che influisca cosi tanto sul mercato editoriale 😉

Detto questo vi ringrazio dell’articolo e finirei con una frase di Pennac che riassume bene la nostra realtà^^
Se un libro non vi è piaciuto, abbandonatelo.
Se vi è piaciuto, abbandonatelo per farlo leggere a qualcun altro.
Se vi è piaciuto così tanto, ricompratelo.”

La mia libreria http://www.bookcrossing.com/mybookshelf/Chise82

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