Cos’è il COP21 di Parigi

di La Ica del 24 novembre 2015

Il prossimo 30 novembre 2015, fino all’11 dicembre 2015, più di 190 Paesi del mondo si incontreranno a Parigi per il COP21, un incontro (una Conference Of Parties) per fare il punto sul cambiamento climatico e sulle azioni messe in essere dai Governi per contrastarlo.

Organizzato per la prima volta nel 1995 a Berlino dal Comitato ONU per il Cambiamento Climatico (UNFCCC), questa conference ha da sempre avuto l’obiettivo di stabilire un piano comune per le riduzione delle emissioni di gas serra.

Il COP3 è stato determinante per la redazione e la firma del Protocollo di Kyoto, pietra miliare della lotta contro l’inquinamento atmosferico; 8 anni più tardi è stata la volta del COP11 con la messa appunto del Montreal Action Plan, ovvero un piano strategico per proseguire con i tagli di CO2 ben oltre la scadenza del 2012, mentre a Durban, 4 anni fa, gli Stati partecipanti hanno dato vita al Green Climate Fund (GCF), un organismo finanziario che ha l’obiettivo di investire in progetti a basso impatto ambientale.

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A Parigi si cercherà di portare a termine ciò che non si è riuscito a realizzare durante la conferenza di Copenhagen del dicembre 2009, quando l’ONU chiese ai Governi del mondo di ridurre drasticamente le loro emissioni di CO2 fino ad abbassare la temperatura della Terra di almeno 2° entro il 2050.

Alcuni Paesi stanno già prendendo seri provvedimenti per migliorare la loro posizione, e le loro proposte verranno proprio presentate al COP21.

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Secondo le stime dell’UNFCCC la percentuale di CO2 emessa nell’atmosfera tra il 2010 e il 2030 sarà del 10-57% in meno rispetto agli anni successivi al 1990. La Cina sta lottando per ridurre i suoi gas serra, ma non si sa ancora di quanto; per il momento si dichiara pronta ad avviare un programma per le fonti rinnovabili entro il 2017.

Anche gli Stati Uniti hanno messo appunto un piano per le energie pulite: dovrebbero infatti tagliare il loro flusso di biossido di carbonio di almeno 870 milioni di tonnellate entro lo stesso anno: l’equivalente di 166 milioni di auto.

Il Brasile limiterà le sue emissioni al 43% della quantità adottata nel 2005, mentre il testo negoziale italiano, frutto degli studi portati avanti dalla fondazione ‘Centro per un futuro sostenibile’, prevede di mitigare il climate change attraverso tre rimedi fondamentali: migliorare l’efficienza energetica e di conseguenza eliminare il carbone promuovendo metodi di coltivazione ed edilizia a basso impatto; ottenere un accordo che vincoli legalmente tutti gli Stati; bandire sostanze nocive come i composti del fluoro, tra i principali responsabili dell’effetto serra.

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