Cos’è il Tap e perché proprio in Puglia

di Luca Scialò del 6 aprile 2017

In provincia di Lecce, a Melendugno, è in atto una ‘guerriglia’ ormai da giorni in quanto è in corso l’espianto di ulivi per la realizzazione del TAP, ovvero il Trans Adriatic Pipeline. Il gasdotto che, partendo dall’Azerbaigian (Paese dove viene estratto il gas) per una lunghezza totale di 870 km (di cui circa un centinaio sul fondale dell’Adriatico), porterà il gas in Italia.

Contro di esso si sono mobilitati sia i cittadini locali organizzatisi nel comitato No TAP, sia altri italiani che stanno solidarizzando contro il progetto, sia gli amministratori locali. Tra cui il Governatore della Puglia Michele Emiliano, candidato alle primarie del PD.

Tuttavia, il TAP ha ottenuto quasi tutte le autorizzazioni necessarie, mentre le inchieste che erano state aperte sulla sua costruzione sono state archiviate.

Il lungo gasdotto attraversa Grecia, Turchia e Albania. E consentirà così una ulteriore diversificazione della nostra dipendenza dal gas estero, in particolare dalla Russia e dalla Ucraina. I principali fornitori attuali. A realizzarlo è il consorzio svizzero TAP, i cui azionisti principali sono società che si occupano di distribuzione del gas, come l’italiana SNAM.

L’opera è stata finanziata con l’aiuto della Banca Europea per gli Investimenti, dato che l’Unione Europea ha riconosciuto al TAP lo status di “Progetto di Interesse Comune”.

A preoccupare gli ambientalisti, oltre l’espianto di 1.900 ulivi e le emissioni di gas, anche il fatto che dal fondo del mare il tunnel entrerà nel sottosuolo italiano a una distanza di circa 800 metri dal litorale e a una profondità di 25 metri. Questa parte del grosso gasdotto sarà scavata da terra partendo da un punto a circa 700 metri dalla spiaggia.

Giunto sulla terraferma, il TAP con un diametro di circa 1,2 metri proseguirà interrato a una profondità mai inferiore a 1,5 metri per circa 8 chilometri. Il tutto, preoccupa dal punto di vista del turismo e dell’agricoltura, oltre che per la qualità dell’aria.

Per quanto concerne invece l’impianto che sorgerà a Melendugno, il PRT, si tratterà di un’area grande quanto una dozzina di campi da calcio. Il consorzio TAP assicura che l’impianto non dovrebbe produrre una quantità significativa di emissioni, visto che «il gas non richiede alcuna lavorazione e non ne è previsto lo stoccaggio».

Al massimo alcune ridotte emissioni solo quando sarà necessario riscaldare il gas per adattarne la pressione a quella del resto della rete italiana. Ma si tratterà sempre di una frazione trascurabile.

Il gasdotto dovrebbe trasportare 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno, che potrebbero diventare 20 se venissero realizzate nuove infrastrutture per aumentare la pressione all’interno del gasdotto.

Il fabbisogno attuale italiano di gas è stimato in circa 70 miliardi di metri cubi l’anno, con un aumento di quasi il 15 per cento rispetto al 2014. Non a caso, l’Italia è già attraversata da una vasta rete di gasdotti nazionali e provenienti dall’estero.

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