Cemento, come costruire sostenibile con questo materiale

di Erika Facciolla del 17 gennaio 2018

Cemento e sostenibilità: un binomio tutt’altro che semplice da immaginare visto che il calcestruzzo è uno dei materiali più inquinanti finora utilizzato. Eppure esistono delle valide alternative, o per meglio dire, delle varianti di cemento a basso impatto ambientale che potrebbero tracciare nuovi orizzonti nel futuro della bioedilizia. Vediamo di cosa si tratta.

Cemento, come costruire sostenibile con questo materiale

Cemento sì, cemento no. Quando si parla di calcestruzzo non si pensa sicuramente ad uno dei materiali più sostenibili e meno inquinanti che il settore edile possa utilizzare. Al contrario, il cemento è sempre stato per definizione un prodotto industriale estremamente tossico per via delle emissioni inquinanti che il suo ciclo produttivo genera. Produrlo significa anche consumare grandi quantitativi di energia e di acqua, e come se non bastasse non è neanche riciclabile.

Ma allora perché il settore edile non riesce proprio a farne a meno? Secondo il WWF, entro il 2030 la produzione mondiale di cemento potrebbe toccare quota 5 miliardi di tonnellate. Un vero attentato ai danni della salute del nostro Pianeta viste le ingenti quantità di CO2 che si riverserebbero nell’atmosfera. Come riuscire ad evitare questo disastro?

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Cemento sostenibile: cos’è e come funziona

Una speranza sempre c’è. Anzi, a ben guardare più di una. A cominciare dal cemento ecologico prodotto dall’italiana Italcementi di Bergamo che ha realizzato un edificio in cemento 100% sostenibile. La miscela di questo calcestruzzo è ricca di agenti fotocatalitici che, attivati dai raggi UV, catalizzano i principali agenti inquinati presenti nell’atmosfera.

A mettere a punto questo rivoluzionario brevetto è stato per primo l’Istituto Politecnico Nazionale del Messico (Cinevestav). Nel suo ciclo di vita, il cemento sostenibile riesce ad abbattere le emissioni di CO2 rendendo l’aria dell’ambiente urbano circostante più respirabile.

Anche il ciclo produttivo di questo calcestruzzo è meno impattante. Secondo il Cinevestav, infatti, per produrre il nuovo cemento sarebbe necessaria la metà dell’energia termica solitamente impiegata. Il risultato è un calcestruzzo più resistente, reattivo di fronte le sollecitazioni telluriche e agli agenti chimici.

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Cemento di riso per la bioedilizia

Vi sembrerà impossibile, ma con gli scarti del riso è possibile produrre un cemento eco-sostenibile. La ‘lolla di riso’, infatti, è un sottoprodotto derivato dalla lavorazione dei cereali, del riso, dell’avena e del farro. In pratica è costituita per lo più da glumelle, vale a dire le pellicole che rivestono i chicchi ancora sulla pianta.

Si tratta di un materiale di scarto, dunque, ma che negli ultimi tempi ha trovato sempre più impiego anche in bioedilizia. Quella derivante dalla lavorazione del riso, in particolare, è ricca di ossido di silicio, un componente fondamentale e del calcestruzzo. Ed è esattamente per questo motivo che molte aziende del settore hanno iniziato ad impiegarlo per la produzione di cemento ecologico.

C’è da dire che per eliminare la frazione di carbonio occorre sottoporre il prodotto ad una cottura che supera gli 800° in strutture prive di ossigeno. Questo vuol dire che bisogna impiegare notevoli quantitativi di energia, che non è esattamente l’ideale in termini ambientali. Ma l’altra faccia della medaglia mostra un prodotto finito che genera molte meno emissioni inquinanti, che richiede meno acqua per essere realizzato e che è più resistente alla corrosione.

Cemento mangia-smog made in Italy

L’idea, questa volta, è di un team di ricercatori italiani che hanno lavorato per anni ad una formula di cemento capace di ridurre lo smog presente nell’aria, esattamente come gli alberi. Si chiama TX Active ed è un nuovo calcestruzzo mangia-smog che si attiva per fotocatalisi a contatto con il calore sprigionato dai raggi del sole. Ciò lo rende in grado di catturare le sostanze inquinanti disperse nell’atmosfera, riducendone notevolmente la pericolosità.

Mille metri  quadrati di questa specie di ‘calcestruzzo autopulente’ abbattono l’equivalente degli inquinanti (organici e inorganici) assorbiti da 80 piante sempreverdi. Tradotto in termini ancora più pratici, la quantità delle sostanze nocive catturate è quella prodotta da 30 veicoli a benzina in un giorno.

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Tx Active è il risultato di ben 10 anni di studi e ricerche di laboratorio che hanno messo a punto il rivoluzionario brevetto aggiungendo i catalizzatori ad una miscela di calcestruzzo tradizionale sotto forma di anatasio (biossido di titanio minerale).

E non è tutto. Oltre al cemento, infatti, TX Active può anche essere addizionato a vernici, intonaci e utilizzato per asfaltare le strade. È autopulente, dunque rimuove autonomamente i composti azotati presenti nell’aria, ma anche il piombo e il monossido di carbonio. Per quanto riguarda la resa, i ricercatori assicurano: il cemento TX Active potrebbe ridurre del 50% l’inquinamento atmosferico di qualsiasi ambiente urbano. Provare per credere.

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