Energia nucleare: ma è davvero così inquinante e pericolosa?

di Sebastiano del 17 giugno 2010

Il rinnovato interesse manifestato nei confronti dell’energia nucleare da parte dei governi di molti paesi, fra cui quello italiano e, più recentemente, anche quello degli Stati Uniti, ha scatenato dubbi e perplessità sui possibili rischi della reintroduzione o del potenziamento delle centrali.

Gli incidenti di varia natura e gravità verificatisi in passato in strutture di questo tipo, tra cui rimane ancora nella memoria il disastro di Chernobyl del 1986, rendono infatti l’opinione pubblica particolarmente diffidente sull’utilizzo di questa tecnologia.

Il rischio di incidente non è tuttavia la più significativa ricaduta negativa dell’installazione di nuove centrali: negli impianti moderni, infatti, l’utilizzo dei cosiddetti “reattori di nuova generazione” riduce notevolmente le possibilità di eventi eccezionali e contaminazioni diffuse come quelle avvenute in URSS e in altre località.

Il problema più difficile da risolvere è invece quello dello stoccaggio delle scorie: il processo di fissione nucleare produce infatti materiali di scarto ad alta radioattività, che devono essere estratti dal reattore e smaltiti in un luogo protetto.

Al momento non esiste una soluzione definitiva per eliminare questi materiali, che mantengono la loro radioattività per periodi molto lunghi (anche di centinaia di migliaia di anni per alcuni elementi) e sono estremamente pericolosi per la salute.

Le scorie più pericolose vengono depositate sotto terra in bunker schermati, quelle meno radioattive sono custodite in aree protette a livello del suolo. Recentemente sono stati introdotte nuove tecniche di riprocessamento che consentono di “riciclare” le scorie, riutilizzando gran parte del plutonio (l’elemento più radioattivo) ma generando a loro volta altri materiali di scarto.

Al fattore dello smaltimento delle scorie sono legate in massima parte le perplessità della comunità internazionale riguardo all’introduzione di nuove centrali. Per quanto riguarda la possibilità di incidenti, invece, il rischio attuale è molto più ridotto di alcuni anni orsono.

Tuttavia, l’argomento secondo cui rinunciare alle centrali nucleari sarebbe inutile, perché un eventuale incidente nei paesi vicini provocherebbe danni anche ai territori confinanti, è pretestuoso: in realtà si stima che l’area di massimo impatto di un grave incidente nucleare vari dai 50 ai 70 km di distanza dal sito della centrale.

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