In Italia il primo impianto per il compostaggio della posidonia spiaggiata

di Eryeffe del 11 agosto 2015

Finalmente ci siamo: il primo progetto per il compostaggio e la valorizzazione della posidonia spiaggiata è finalmente pronto a passare alla fase operativa. Si chiama Medcot e ben presto si tradurrà in un innovativo impianto capace di trasformare le alghe che si accumulano sulle nostre spiagge in energia pulita e fertilizzante.

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Da rifiuto a risorsa: con Medcot, dunque, anche la valorizzazione e lo sviluppo a basso impatto delle coste avrà un impulso in più. Già, perché a guadagnarci non sarà solo l’ambiente ma anche le località turistiche maggiormente ‘afflitte’ dal problema della posidonia spiaggiata che spesso diventa un rifiuto difficile da gestire per le amministrazioni locali e poco gradito ai frequentatori delle spiagge. La posidonia, infatti, è una pianta acquatica che tende a depositarsi in cumuli sui litorali limitando o addirittura impedendone la fruizione.

Il progetto nasce da una collaborazione italo-tunisina volto ad individuare soluzioni innovative al recupero della posidonia dai litorali e alla sua valorizzazione in compost ed energia. Gli approcci utilizzati dai responsabili della ricerca sono due, differenziati e complementari al tempo stesso: in Tunisia si procederà alla rimozione delle cause che provocano il fenomeno dello spiaggiamento della posidonia, mentre in Sicilia – per la precisione a Marinella di Selinute – si andrà avanti di pari passo con la trasformazione in compost della pianta recuperata e con lo studio di un metodo adeguato per trasformarla in energia pulita.

Compostare la posidonia spiaggiata, vorrà dire pulire, triturare e preparare biomassa per produrre un compost di alta qualità a basso costo. Una parte sarà utilizzato in agricoltura e messo in commercio per finanziare il progetto di ricerca, un’altra sarà stoccata in attesa che possa diventare combustibile. Un connubio perfetto tra salvaguardia ambientale, valorizzazione delle coste, innovazione tecnologica e rilancio del turismo sul quale l’Italia potrebbe costruire una filiera produttiva ad alta economicità.

Ma il Bel Paese non è nuovo a questo genere di studi sui possibili impieghi della posidonia spiaggiata. Da alcuni anni i ricercatori dell’Università e del CNR di Bari sono impegnati in un progetto di ricerca analogo che mira a trasformare la pianta acquatica depositata sugli arenili in un compost da alternare e integrare all’uso della torba in agricoltura. Dai primi esperimenti eseguiti sul campo, si è osservato che le piantine prodotte con il compost di posidonia hanno incrementato tutti i parametri biometrici misurati (peso delle foglie, lunghezza e volume delle radici, area fogliare) rispetto alle stesse piantine coltivate con la sola torba tradizionale.

Tali risultati, in ottica comunitaria, potrebbero diventare delle valide argomentazioni per rivedere le norme europee sui fertilizzanti ricavati da piante marine (attualmente la normativa europea prevede il 20% in peso) e consentire l’impiego delle piante e delle alghe  come base per la produzione di maggiori quantitativi di compost.

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