iPlanta, progetto UE per salvare le piante dai virus

di Luca Scialò del 23 aprile 2017

Alla scoperta del progetto Cost iPlanta, presentato di recente a Roma alla presenza di oltre un centinaio di ricercatori dai vari paesi dell’Unione Europea.

Finanziato proprio dall’Ue, si propone l’obiettivo di indagare sulla tecnica di miglioramento genetico dell’Rna-interference (Rnai), al fine di scovare soluzioni e applicazioni agricole per migliorare la composizione delle piante. Per accrescerne così i nutrienti, la produttività e riducendo il loro impatto ambientale.

L’Rnai consente così di rimuovere caratteristiche indesiderate delle piante, migliorandone la qualità e la resa. In questo modo, si potrà affrontare in maniera più efficace virus, insetti ed altri patogeni senza dover ricorrere all’uso di agrofarmaci. Le piante, insomma, saranno già da sole geneticamente più auto-immuni.

Tecnicamente, come spiega Bruno Mezzetti dell’Università Politecnica delle Marche, Cost iPlanta permette di “sfruttare i meccanismi di difesa della pianta o di modificare il suo metabolismo attraverso il silenziamento dei geni grazie all’Rna, escludendo caratteri indesiderati per migliorare la qualità e la sicurezza“.

Scopri: 5 piante facili da coltivare in balcone

Questa sorta di silenziamento genico post-trascrizionale (Ptgs) o Rna-interference (Rnai), è in realtà un meccanismo naturale che deve solo semplicemente essere sollecitato. Inoltre, genera una maggiore comunicazione genetica tra le piante.

A differenza della tecnica di ingegneria genetica tradizionale, l’Rnai si basa sull’espressione di geni che non producono proteine o enzimi, ma solo piccoli frammenti di Rna di interferenza che di per sé non comportano rischi. Ciò in quanto le modifiche apportate sono “chirurgiche” e precise.

A giovare di tutto ciò è ovviamente anche il consumatore finale, che si troverà a consumare prodotti completamente naturali e sani. Proprio perché vengono rimosse, in modo del tutto naturale, sostanze come allergeni, tossine, ma anche le perdite post-raccolta e l’uso di agrofarmaci. Inoltre, sempre riguardo gli esseri umani, la Rna-interference su cui si basa il Cost iPlanta, può essere adoperato anche nel controllo di tumori umani.

Comunque, la Rnai è già realtà concreta. Si pensi al progetto Miur-Prin, per indurre resistenza al virus della Sharka, una malattia che colpisce pesco, susino e albicocco. Un virus che nell’ultimo trentennio ha comportato perdite economiche pari a dieci miliardi di euro. Lo stesso approccio viene utilizzato anche per rendere la vite più resistente ai virus nella vite e in altre specie importanti per il nostro Paese.

Altri gruppi stanno apportando questa tecnica ai funghi e ad altri frutti, sempre per renderli più resistenti ai virus.

Il nuovo progetto quadriennale iPlanta ha comunque un respiro internazionale e non solo europeo. E’ stato infatti finanziato nell’ambito del programma Europeo Horizon 2020 – Cost (Cooperation in Science and Technology) per collegare i principali gruppi di ricerca attivi sulla tecnologia Rnai europei anche con quelli di Brasile, Argentina e Usa.

Oltre che con organizzazioni internazionali come Efsa, Fao e Nepad (organizzazione per lo sviluppo tecnologico dei Paesi Centro-Africani). Che si occupano specificamente di alimentazione e fame nel Mondo.

I ricercatori non chiedono però solo fondi, ma anche maggiore maggiore libertà di ricerca su queste nuove tecniche. Infatti, molti Paesi dell’area Ue, tra cui il nostro, pongono ancora paletti limitanti per lo sviluppo della ricerca sulle piante geneticamente migliorate.

D’altro canto, come visto, ne beneficerebbero tutti: le piante in primis, ovviamente, ma anche i produttori che avrebbero meno danni da virus e altri problemi in fase di coltivazione, e i consumatori finali. Che si ritroverebbero sulle tavole prodotti più sani e meno inficiati di sostanze tossiche.

Leggi anche:

Outbrain

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment